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LE "IMPRESSIONI" DEL DAVINOTTI
3.1 I SACRI PALLINI DEL DAVINOTTI
Si dice che in alcuni quaderni segreti Marcel abbia pallinato di tutto: dai viaggi che fa intorno al mondo alle persone che ha conosciuto, dai vestiti che indossa ai dischi che ascolta. C’è chi giura abbia pallinato persino sua madre e la famiglia intera. A chi gli obietta che dare stelline, pallini o cose simili è una cosa da ragazzini, egli ha sempre risposto così: “il pallino è la sintesi massima di ogni giudizio. Racchiude in sé tutte le impressioni ricevute da chi lo emette (già, lui parla proprio di “emissione”, quando fa riferimento ai pallini); costui sarà in tal modo costretto ad esprimersi e dare una valutazione netta senza potersi nascondere. Il pallino non è la perfezione, è per forza di cose limitato, ma se ben ponderato deve dare subito l’idea, attraverso una semplice scala da 1 a 5, di cosa ci si può aspettare dal soggetto analizzato”.

3.2 LE “IMPRESSIONI”
Se glielo chiedete, Marcel non accetterà mai di essere definito un critico. Egli semplicemente, al termine di ogni film visionato, riporta sui suoi "cahiers" le impressioni che il film ha avuto su di lui, senza seguire alcuna regola: non sempre riassume la trama, spesso non cita il regista, chiama gli attori a volte con i loro nomi a volte con quelli dei personaggi che interpretano nei film… Non dovendo scrivere per il vil denaro si concede insomma il lusso di riportare ciò che vuole, nella pagina che compila al termine di ogni film. L’unico attributo fondamentale che le impressioni devono avere è il sapergli riportare subito alla mente il film analizzato.

3.3 LE CRITICHE VERE E PROPRIE
Le “impressioni” che il Maestro scrive su ogni pagina non sono quindi critiche quanto piuttosto, e più semplicemente, la base sulla quale il Maestro, se richiesto e profumatamente pagato (pare che il compenso per la critica di “Via Montenapoleone” gli abbia permesso di saldare una salatissima imposta sulla casa di famiglia), costruisce le eventuali critiche vere e proprie. Autentiche rarità, queste ultime, conosciute in un numero non superiore a dieci e conservate nei musei nazionali (al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano troverete ad esempio l’originale delle sue 147 pagine di critica ad “Attila il flagello di Dio”, nelle quali ha scomodato con arguti passaggi Cecil B. De Mille, Sergei M. Eisenstein e certi pepla malatestiani).

3.4 LA PAGINA “UNICA”
Ogni “impressione” viene riportata su un’unica pagina di quaderno, qualsiasi sia l’importanza storica del film analizzato. Per essere chiari: il 2001 di Kubrick occupa lo stesso spazio di “Franco e Ciccio sul sentiero di guerra”. Esistono solo 4 volumi (i numeri 1, 2, 3 e 9, ancora da terminare) che per ragioni particolari sono di ampiezza maggiore, ma certo la cosa non è dovuta all’importanza dei titoli contenuti. Si tratta piuttosto di una bizzarria da addebitare al compianto Marcel M.J. senior il quale, nei primi tempi, mentre riorganizzava le critiche di papà Bum Bum scritte originariamente su papiri di dimensioni variabili, non riusciva ancora a ricopiarle individuando una lunghezza standard. Marcel junior, in ricordo dei racconti che in proposito gli faceva suo padre quand’era piccolo, ha voluto mantenere quel formato per le sue primissime “impressioni” (che fanno parte della cosiddetta "Baby Vintage Collection"). Passato poi per ragioni di tempo al formato più piccolo, ha inevitabilmente creato una piccola frattura col passato, limitata comunque a circa il 5% dell’opera complessiva.