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LE LOCATION ESATTE DI "STRATEGIA DEL RAGNO"
lunedì 13 dicembre 2010
ImageLa situazione al via delle ricerche: È facile dedurre o venire a sapere via web che la location principale è Sabbioneta (MN) e che alcune fasi sono state girate a Pomponesco (MN) e in una villa di Rivarolo del Re (CR), oltre che in luoghi non meglio identificati (né identificabili) presso il Po parmense, nei dintorni di Mezzano Ròndani e di Copermio. Mancavano comunque la precisione dei luoghi e ancora la stazione, il teatro...

La bibliografia su Strategia del ragno (Bernardo Bertolucci, 1970) è molto vasta. Qui basterà ricordare che i film è ispirato da un racconto di Jorge Luis Borges (Tema del traditore e dell’eroe), contenuto nella sua raccolta più nota (Finzioni), che comprende il suo racconto più celebrato (La Biblioteca di Babele). Borges scrive che la vicenda può svolgersi ovunque: "Polonia, Irlanda, la repubblica di Venezia...". Bertolucci lo coglie in parola e usa Sabbioneta, in provincia di Mantova, vicino alla sua Parma. Ci mette Verdi (nel teatro e nel film), conserva le citazioni dal "Macbeth" e dal "Giulio Cesare". Lo colora di mille simboli non pesanti (il bimbo che serve Draifa non è quel che sembra, l'erba sui binari è inestricabile), dissemina indizi e addirittura dà ulteriore rilievo al borgesiano tema del doppio. Ne esce un film bellissimo, ricco di fascino, un fascino che alle visioni ulteriori si ramifica ulteriormente. Sei di noi del Davinotti si sono recati a Sabbioneta, cittadina fondata nel Cinquecento da Vespasiano Gonzaga ed edificata sui principi umanistici della città ideale. È patrimonio dell’UNESCO. Dalla visita sono nati due speciali: quello sulla nostra riunione e quello che state leggendo, che riguarda le location del film. La ricerca dei luoghi è stata facilitata da tutte le persone incontrate quella domenica 22 Novembre 2010. Un ringraziamento particolare alle signore Laura Bonfatti Gerola e Anna Ghizzardi, decisive per aver reso possibili alcuni scatti, ed un sincero grazie a tutti coloro che ci sono stati di aiuto, in ogni fase della nostra ricerca.

Image Image 01. LA STAZIONE DI TARA (B. Legnani)
Dall’accelerato che si ferma a Tara scendono solo Athos Magnani (Giulio Brogi) ed un marinaio (Allen Midgette). Magnani, primo personaggio, è giunto nel paese (immaginario) di Tara per conoscere qualcosa del padre (Athos senior), morto assassinato nel teatro del paese, durante il Fascismo. Di conseguenza Athos esce dalla Stazione per dirigersi verso la cittadina, ove vuole svolgere la sua ricerca. Il marinaio gli è vicino e, a un certo punto, attraversa a passo marziale il viale della Stazione, come ad indicare una sorta di confine. Magnani tornerà alla stazione altre due volte: la prima volta rinuncia a partire, perché attratto dalle note del Rigoletto irradiate con gli altoparlanti in tutta la città (e qui Bertolucci inserisce, grazie alle aperture della Stazione, uno dei tanti riferimenti al tema borgesiano del  “doppio”, ispirandosi a Magritte). Nel metaforico finale, poi, quando Magnani ha deciso di partire, la Stazione appare “fuori dal mondo”: l’unico mezzo circolante è un carrello azionato manualmente da alcuni anziani.
La stazione è quella di Brescello (RE), una delle stazioni ferroviarie più vicine a Sabbioneta, location principale delle riprese. Molte cose sono rimaste identiche. L’ho identificata confrontando le stazioni dei dintorni con quella del film. Decisivo il viale antistante l’edificio e il raffronto degli stabili.

Image Image 02. LA PORTA D’ACCESSO AL PAESE (B. Legnani)
Magnani entra a Tara attraverso una notevole porta d’accesso. Va detto subito che si tratta di Porta Vittoria, una delle porte più belle di Sabbioneta (l’altra è Porta Imperiale). L’inquadratura, infatti, è molto importante e carica di significati: suggerisce l’ingresso in una città che è roccaforte della memoria di Athos Magnani senior, come poi vedremo. La Porta torna altre due volte nel film: prima nella suggestiva camminata serale che Magnani fa dalla Stazione al Teatro e poi nella spiegazione finale del “giallo”, quando in flashback vediamo Magnani senior (sempre Brogi) che illustra agli altri antifascisti il suo piano. Dietro la sagoma (completamente oscurata) della futura vittima si vede Sabbioneta dall’alto. La porta era stata da me facilmente identificata via web.

Image Image 03. UN ITINERARIO SIMBOLICO, VERSO L’ALBERGO
Magnani, entrato a Tara, vede che una via del centro è dedicata alla memoria del padre; poi, sotto un portico, avviene il primo suo dialogo del film, con due anziani, disposti simmetricamente, che dànno informazioni incerte, contrastanti, alla sua richiesta di dove trovare un albergo. Infine attraversa una piazzetta, al centro della quale sta un busto dedicato al padre. Il tutto ha una simbologia accuratamente studiata: Magnani prende coscienza della venerazione degli abitanti verso il padre, ma il dialogo con gli anziani si dipana faticoso, contrastato. Infine, quando attraversa la piazza e poi imbocca il vicolo sulla destra di una chiesa, la sua immagine scompare dietro a quella del padre. Siamo ancora a Sabbioneta. Via Magnani è, in realtà, Via Teatro Olimpico. Magnani percorre il tratto che da Piazza Ducale porta a Piazzetta San Rocco. Il busto del padre è, ovviamente, posticcio. Era chiaro, dal film, che l’itinerario parte dal centro di Sabbioneta: è bastato seguirlo passo per passo.

Image Image 04. LA PIAZZA DELL’ALBERGO (B. Legnani)
Davanti a Magnani si apre ora una bella piazza, lunga e scenografica, chiusa sul fondo da un arginello. La attraversa diagonalmente per recarsi all’alberghetto del paese. Nella stessa piazza, in seguito, Magnani passeggia con Draifa (Alida Valli) per poi salire sull’arginello; infine continua in avanti, avvicinandosi al fiume. Qui non siamo più a Sabbioneta, ma nella Piazza 23 Aprile – parimenti gonzaghesca e mantovana - di Pomponesco (MN). È uno slargo notevole, allungato, chiuso sul fondo dal citato rilievo, agilmente scalabile con una gradinata. La piazza la si vede bene anche nel film Don Camillo, diretto da Terence Hill (l’ho identificata grazie a questo film, infatti).

Image 05. LA VILLA DI DRAIFA (B. Legnani, Pigro, Zender)
Alida Valli impersona Draifa, così chiamata in onore di Dreyfus. Era l’amante di Athos Magnani senior, con il quale aveva un rapporto forte, ma non privo di contrasti. Draifa abita in una villa di campagna molto grande, in stile eclettico, ove Magnani junior la va più volte a trovare. In rete si legge che si tratta di Villa Longari Ponzone, a Rivarolo del Re (in provincia di Cremona, ma a poca distanza da Sabbioneta). Sul web non ci sono molte immagini della villa, che ha una curiosa planimetria. Quanto si trova conferma comunque l’affermazione, senza il minimo dubbio. Da notare che la scelta della location nasce dall’amicizia fra Bertolucci e il proprietario, Pietro Longari Ponzone, che ha pure recitato in alcuni dei suoi film (Novecento [nel ruolo di Pioppi], La tragedia di un uomo ridicolo). Il nobiluomo è mancato di recente, il 4 giugno 2010, all’età di 88 anni. In rete si trova l’indicazione di una Villa Longari Ponzone di Rivarolo del Re usata per le riprese. Il raffronto con le immagini reperite sul web ci ha permesso di identificarla esattamente. Zender ha poi provveduto non senza difficoltà a rintracciarla sulla mappa.

Image 06. LO SPIAZZO DELLA FESTA DANZANTE (Tutti e 6, su indicazione del giornalaio)
A Tara si tiene una festa, con cibo e danze, al suono della banda musicale. Vi si svolge una delle scene più famose del film, in flashback (come, ovviamente, lo sono tutti i brani con la presenza di Magnani senior). I fascisti locali, notato il di lui arrivo in compagnia di Gaibazzi (Pippo Campanini), chiedono alla banda di suonare Giovinezza. Magnani, dopo alcuni secondi di riflessione, prende una ragazza e, danzando, con lei volteggia sulle note della canzone. Un fascista locale sta per reagire, ma gli altri lo trattengono e non accade nulla. D’altra parte “si sa” che il Magnani non è stato eliminato dai fascisti locali, inadeguati o indisponibili alla cosa: è stato fatto fuori da uno venuto da lontano. Ma la palese esitazione dei fascisti locali, forse, è un altro piccolo indizio per la trama gialla. Siamo a Sabbioneta, in un ampio prato che è costeggiato da Via Giulia Gonzaga, nei pressi del Baloardo (sic) San Francesco. Il prato, di proprietà comunale, sorge alle spalle dell’Ufficio del Turismo. Questa location è in uno spazio chiuso, per cui è stata identificata in loco, su indicazione del giornalaio.

Image 07. IL PRATO CON I DUE ANTIFASCISTI (Tutti e 6, su indicazione del giornalaio)
Un altro prato costeggiato da un muro vede gli antifascisti Costa (Tino Scotti) e Rasori (Franco Giovanelli) discutere della preannunciata visita di Mussolini in quel di Tara. Il primo vive la cosa quasi come un affronto, l’altro dice invece che si tratta di una visita che testimonia la preoccupazione dei maggiorenti per la presenza di gruppi di cittadini non allineati. Stavolta siamo all’Oratorio parrocchiale di Sabbioneta, sotto lo Spalto Bresciani. La location è riconoscibile solo grazie alla presenza di due colonne, probabilmente il poco che resta di una cappella andata persa. Questa location è in uno spazio chiuso, per cui è stata identificata in loco, su indicazione del giornalaio.

Image 08. IL CINEMA ALL’APERTO (Tutti e 6, su indicazione del giornalaio)
Nella sua indagine Magnani si reca a parlare con Costa (Scotti), che gestisce il cinema all’aperto di Tara (si notano i manifesti di L’occhio caldo del cielo, del 1961, e di La valle del mistero, del 1967). I due camminano, parlando, fino a che si avvicinano al telone che funge da schermo. Alzandolo, ci fanno vedere la campagna retrostante (si tratta di un messaggio sulla diversità fra finzione e verità). Siamo a Sabbioneta, proprio in quello che una volta era un cinema all’aperto, rimasto in funzione, più o meno, fino al 1972. L’ingresso al locale è un portone azzurro di Via Porta Imperiale. La sala è stata trasformata in giardino, ma alle pareti si notano ancora i disegni (panorami di montagna) presenti nel film. Esiste ancora, pur con alcune modifiche, l’edificio che stava dietro lo schermo. Anche questa location è in uno spazio chiuso, per cui è stata identificata in loco, su indicazione del giornalaio.

Image Image 09. LA PIAZZA COL TEATRO (B. Legnani)
Questa piazza è il centro di Tara, solo intravista nell’incipit. La prima visione d’insieme è in un momento apparentemente banale. Un viaggiatore che guida un calesse entra in piazza, ove chiede informazioni sulla strada per Milano. La risposta di un abitante di Tara, alla presenza di Magnani, è “perfettamente imperfetta”: si risponde che forse, andando di là, si troverà la mèta. In seguito vedremo Il protagonista uscire dal centro sulla Fiat 500 di Gaibazzi (Campanini). Poi avremo Magnani che, durante la rappresentazione del Rigoletto, si avvicina all’edificio che domina la piazza, il teatro del paese dove Magnani senior è stato, secondo la vulgata, “vigliaccamente assassinato dal piombo fascista”. Infine vi vedremo Athos nel momento in cui tiene un discorso ai cittadini di Tara, parlando del padre. Siamo a Sabbioneta, in Piazza Ducale, centro della cittadina ideale. Il Teatro è in realtà il Palazzo Ducale. L’edificio sacro con una bella facciata è la Chiesa dell’Assunta. Magnani parla alla folla dalla scalinata del Palazzo. L’identificazione è stata facilissima grazie alla celebrità della piazza.

Image 10. IL PORTICO DEL LEONE (B. Legnani)
Mentre Magnani senior (Brogi) e Draifa (Valli) discutono, si ode un certo brusio. Da una finestra della stanza in cui i due si trovano, si assiste a quanto accade all’esterno. Un leone è scappato da un circo, causando un si “salvi chi può”. Poi si notano un domatore e i suoi assistenti che cercano di catturarlo. Siamo alla Galleria degli Antichi, il celebre porticato la cui vista accoglie la maggior parte dei visitatori di Sabbioneta che arrivano in Piazza D’Armi. La stanza che dà sulla Galleria, tramite una finestra con inferriate, è una trovata cinematografica: il punto di osservazione dei due attori corrisponderebbe, in realtà, all’ingresso dell’Ufficio del Turismo. L’identificazione è stata facilissima grazie alla celebrità del porticato monumentale.

Image 11. LA SALA DEL TEATRO (Pigro)
Molto bello l’interno del teatro di Tara. Dapprima Magnani vi parla col possidente fascista, che lui aveva prima inutilmente cercato di incontrare, il quale nega con risolutezza di avere ucciso il padre dell’interlocutore. Il dialogo avviene a distanza. Verso la fine del film, poi, Magnani vi assiste alla rappresentazione del Rigoletto, durante la quale scoprirà la “vera verità”. La scelta dell’opera rappresentata non è casuale, chiudendosi con la morte di Gilda che, per amore, sacrifica la sua vita. Era palese che gli interni del Teatro non potevano essere né quelli del Palazzo Ducale né quelli del Teatro degli Antichi di Sabbioneta. La ricerca è stata svolta via web ed è stato Pigro il primo a “intercettare” il teatro giusto: vale a dire quello di Fidenza (PR), che si chiama Teatro... Magnani! È lecito pensare che non si tratti di un caso, ma che la scelta del cognome da dare al protagonista sia appunto stata suggerita dal nome della location prescelta.

Image 12. LA CAMMINATA VERSO IL TEATRO
(Tutti e 6, su indicazione del’Associazione Turistica)
Il citato momento della “vera verità” era stato introdotto da un momento lirico, sia in senso reale, sia in senso figurato. Sentendo il Rigoletto, Magnani era andato dalla Stazione al Teatro. Già abbiamo visto alcune sue tappe, ma Bertolucci coglie l’occasione per inquadrare due altri angoli molto belli di Sabbioneta, che il film non aveva ancora presentato: Via dell’Accademia, con Palazzo Forti, e Via dei Serviti, con vista sulla Chiesa dell’Incoronata. Questo itinerario è stato ricostruito su indicazione di una cortese impiegata dell’Associazione Turistica, la signora Laura Bonfatti Gerola.

Testi: B. Legnani - Tavole: Zender - Foto: Gugly (ad eccezione di un paio di Pigro) - Compagni di viaggio: B. Legnani, Blutarsky, Dusso, Gugly, Manfrin, Pigro

APPROFONDIMENTO INSERITO DA B. LEGNANI (con l'aiuto di ZENDER, GUGLY, PIGRO, BLUTARSKY, MANFRIN, DUSSO)
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