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QUEEN KELLY, CAPOLAVORO MALEDETTO E INCOMPIUTO
lunedì 20 settembre 2010
ImageQueen Kelly (da noi La regina Kelly) di Eric von Stroheim è sicuramente una delle pellicole dal destino più complesso e controverso della storia del cinema, così come d’altronde la figura del suo regista, che fu uno dei più bizzarri e megalomani di ogni tempo, su cui è opportuno spendere qualche parola prima di procedere all’analisi della genesi, della realizzazione e della storia del film in questione.

Eric von Stroheim fin dalla giovinezza si interessò di cinema e vi lavorò a vario titolo finché non riuscì a diventare regista “guadagnandosi” in poco tempo l’appellativo ben poco lusinghiero di “gigante ribelle” per via della sua continua lotta con gli studios per cercare di farsi finanziare film dai costi altissimi ed estremamente licenziosi nelle tematiche. Non meraviglia perciò che il viennese fu uno dei registi più tagliati dalla censura e più osteggiati e “manipolati” dai produttori di tutta la storia della cinematografia mondiale.
A conferma di ciò basti dire, senza analizzare precisamente tutte le traversie produttive e censorie che dovettero affrontare i suoi lavori, che solo il suo primo film Mariti ciechi uscì indenne dalla maglie censorie e da quelle produttive. O quasi: il titolo originale, infatti, avrebbe dovuto essere “The pinnacle”, ma alla fine i produttori lo cambiarono in quello che oggi tutti conoscono senza chiedere il consenso al regista (che se ne lamentò amaramente con la stampa).
ImageTutti gli altri suoi film ebbero problemi di varia natura censoria o produttiva e Queen Kelly, di cui il viennese riuscì a girare solo il prologo ambientato in Europa (cui doveva seguire una lunga seconda parte girata in Africa), non fa eccezione, tanto che come le altre sue pellicole venne ripudiato dal regista.

Ma andiamo per gradi e cerchiamo di capire come nacque il progetto di un film così audace: pur essendo in rotta con Hollywood a causa del gigantismo delle sue opere precedenti che avevano fatto registrare costi esorbitanti, Stroheim riuscì a trovare nella diva del muto Gloria Swanson (divenuta anche produttrice grazie alla sua relazione con Joseph Kennedy, padre del futuro presidente Usa e “mecenate” dell’arte cinematografica) la persona disposta a finanziargli un’altra pellicola. La grande attrice si convinse poiché, anche se snaturati e scandalosi, i film del regista viennese avevano sempre riscosso un grande successo di pubblico e spesso anche di critica. Potendo poi contare su una storia molto licenziosa per l’epoca, la speranza era quella di fare un buon “affare” commerciale.

Fu così che il 1 novembre 1928 il regista iniziò a lavorare alla sua solita maniera: 18 ore al giorno, scene (anche le più semplici) rifatte svariate volte, totale noncuranza per il budget. Naturale che i costi lievitassero ben oltre le previsioni. Tutto ciò iniziò a destare le preoccupazioni della Swanson non solo però per motivi economici ma anche censori. ImageSebbene la diva fosse contenta che si puntasse sul morboso ed il lascivo per attirare più pubblico in sala, si rese però conto che la storia era ben più audace del solito ed avrebbe potuto avere seri problemi sotto quel versante. Inoltre l’avvento del sonoro generò in lei il timore che la pellicola potesse diventare un fiasco. La goccia che fece traboccare il vaso fu però un bizzarro accadimento che si verificò sul set: durante la scena del matrimonio tra Jan e Kelly, Tully Marshall sputa, per volere del regista, del sugo di tabacco sulla mano della Swanson. L’attrice è furiosa: telefona a Kennedy e gli chiede di raggiungerla subito. Stroheim viene licenziato. È la fine del film come lo avrebbe voluto il regista viennese.
In primis si fa strada il progetto di sonorizzare il film, ma alla fine, dopo tre anni di duro ed infruttuoso lavoro, il progetto va a monte. Per non perdere completamente l’ingente capitale speso fino ad allora (ben 800.000) dollari, la Swanson affida a Von Sternberg il montaggio di quanto girato dal viennese e fa girare un finale apocrifo in cui Kelly, dopo essere stata cacciata a scudisciate dalla regina, si suicida gettandosi in mare. Il principe a sua volta si dà la morte in prigione. Questa è la versione di 95 minuti che venne distribuita inizialmente solo in Europa. Il racconto di Stroheim prevedeva ben altra fine, ma questo si seppe solo dopo moltissimo tempo.

IL VERO FINALE
Il film, infatti, è stato finalmente ricostruito solo agli inizi degli anni Ottanta grazie all’operato di Donald Krim con l’aiuto di foto di scena e didascalie che fanno luce sulle vere intenzioni del regista: Kelly cerca di annegarsi ma viene salvata da un soldato. Riceve un telegramma che la invita a recarsi in Africa dove una zia morente le lascia un bordello “costringendola” però a sposare Jan, un laido criminale e pappone. Dopo il matrimonio Kelly dirige la casa senza però esercitarvi. Intanto il principe esce di prigione (dove era rinchiuso per aver tradito la Regina V di cui era nolente promesso sposo ed essersi rifiutato di chiederle scusa e di unirsi in matrimonio con lei). Va al convento a cercare la sua amata ma scopre che è partita per l’Africa. ImageSi arruola e può andare nel continente nero dove scopre la verità. Dopo varie peripezie, alla fine Jan viene ucciso dal principe il quale promette a Kelly che la sposerà. Intanto la Regina V viene assassinata e il principe diventa re potendo così sposare Kelly e vivere felice con lei.
Insomma, completamente un’altra storia, che d’altronde doveva avere ben altra durata: erano previste 100 bobine di girato ovvero 5 ore!

Chiaramente ciò permette di capire facilmente il motivo per cui il giudizio finale sul film (o meglio di quel che ne rimane) resta in qualche modo sospeso, sebbene si intravedano palesemente la sua grandezza, la maestria utilizzata nel girarlo e lo stile squisitamente tipico del regista ravvisabile in tantissimi elementi (tra di essi soprattutto le tematiche e, dal punto di vista formale, una cura maniacale per i particolari). Un film quindi incompiuto anche laddove si veda la versione più filologicamente corretta e vicina alle intenzioni di Stroheim (100 minuti), che si avvale di foto di scena e di didascalie che ricostruiscono e spiegano ciò che sarebbe dovuto succedere.

APPROFONDIMENTO INSERITO DAL BENEMERITO COTOLA
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