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DISTURBI MENTALI SULLO SCHERMO
mercoledý 22 luglio 2009
I film di ogni tempo sono ricchi di personaggi fuori di testa: chi più, chi meno, chi in modo simpatico, chi in modo inquietante. Capita però che a volte sullo schermo s’impongano personaggi talmente fuori di testa da far pensare che sia loro saltato qualche ingranaggio di troppo. Sono quelli che vanno a comporre questa galleria dei più famosi paranoici della storia del cinema. Nevrotici, psicopatici, istrionici, visionari: dopo aver letto questo approfondimento, le vostre piccole fobie non sembreranno più così gravi.

ImageNORMAN BATES (Psyco, 1960)
Ad inaugurare la saga della follia sullo schermo non poteva che essere il cattivo dei cattivi: Norman Bates. La scena della doccia ha popolato gli incubi di generazioni di cinefili (oltre ad aver portato al fallimento le aziende produttrici di tende di plastica). In questo caso, la spiegazione della sua follia ci viene fornita direttamente alla fine del film: il suo rapporto morboso con la madre lo condusse all’omicidio della genitrice e ad un grave sdoppiamento della personalità, che permise alla madre dominante di sopravvivere all’interno della sua mente, spingendolo ad aggredire le giovani donne che alloggiavano nel suo motel. L’ossessione di Norman per la conservazione dei rapporti familiari si riflette anche nella sua passione anomala per la tassidermia, tratti che avvicinano il suo personaggio alla figura realmente esistita di Ed Gein, il “macellaio di Plainfield”, che fabbricava oggetti con parti dei cadaveri che trafugava dal cimitero vicino alla sua fattoria e che imbalsamò due donne dopo averle rapite e uccise. Norman Bates rientra quindi nella categoria di serial killer definiti visionari, che uccidono spinti da un impulso o da una “voce” interiore.

ImageLEATHERFACE
(Non aprite quella porta, 1974)
La progenie cinematografica di Ed Gein si arricchisce di un nuovo inquietante elemento nel 1974, quando Tobe Hooper sconvolge il modo con il truculento caposaldo del cinema splatter Non aprite quella porta. Tuttavia l’inquietante Leatherface, a differenza di Norman Bates, non ha certo l’aspetto rassicurante da ragazzo della porta accanto, e la sua storia è molto meno raffinata di quella del suo predecessore. Le sue turbe mentali (che comprendono cannibalismo, necrofilia e totemismo) sembrano essere di origine neurologica e non psicologica, in quanto al momento della nascita, il futuro macellaio era già deforme e presentava i segni di un ritardo mentale, amplificato in seguito dalla sua infanzia da incubo. Il fatto che lavori in un mattatoio e presenti un interesse anormale per la carne, umana o animale che sia, potrebbe far pensare che abbia contratto una malattia prionica quale il morbo di Creutzfeldt-Jakob o l’encefalopatia spongiforme (simile al morbo della mucca pazza), che provocano demenza, paranoia e aggressività, ma è improbabile in quanto conducono alla morte in breve tempo, mentre il nostro caro macellaio manda avanti la sua attività da un bel pezzo.

ImageJACK TORRANCE
(Shining, 1980)
“Tesoro! Sono a casa!” Diciamo la verità: Jack Torrance non è esattamente il miglior guardiano che si possa trovare per sorvegliare un hotel durante la chiusura invernale, ma è probabilmente il miglior esempio di maniaco allucinato nella storia della settima arte. Se non fosse per la possibilità degli spiriti demoniaci dell’Overlook Hotel, al signor Torrance potrebbe essere diagnosticato un grave caso di psicosi allucinatoria, in cui la personalità aggressiva, che dev’essere rimasta latente finché i libri di Torrance hanno avuto successo, riemerge durante il periodo di isolamento e inattività.

ImageFRANK BOOTH (Velluto blu, 1987)
Nel suo film più ancorato alla realtà, Lynch realizza l’eccellente ritratto di uno psicopatico tramite il personaggio di Frank Booth, interpretato egregiamente da Dennis Hopper. Il suo amore per la violenza intrinseca al sesso si riflette nel sadomasochismo esasperato della scena con Dorothy, durante la quale fa riemergere il suo lato infantile (masochistico) che si alterna con quello adulto (sadico). Per una sorta di contrappasso, sarà infatti Jeffrey, il più “innocente” dei personaggi dal punto di vista sessuale, ad ucciderlo.

ImageANNIE WILKES (Misery non deve morire 1990)
L’adorabile infermiera Annie C. Wilkes (la cui interpretazione fece vincere a Kathy Bates un meritato Oscar) merita un posto d’onore in questa lista, poiché da sola rappresenta non solo la perversione di qualsiasi istinto materno, ma anche un compendio dei più disparati disturbi mentali da cui sono solitamente affetti i cattivi cinematografici. I suoi continui (e pericolosi) sbalzi d’umore, la paura dell’abbandono da parte di Paul e la diffidenza verso il resto del mondo sono chiari sintomi di una personalità borderline, con possibili elementi di schizofrenia paranoide. La sua convinzione che Paul ricambi il suo “amore” potrebbe essere un sintomo di erotomania, disturbo comune fra gli stalker che perseguitano le celebrità. Come se non bastasse, il suo passato da angelo della morte negli ospedali in cui ha prestato servizio suggeriscono che possa soffrire anche di sindrome di Munchausen per procura, che spinge chi ne è affetto a mettere gli altri in pericolo per poi salvarli. Se poi aggiungiamo che è una fanatica religiosa ai limiti della scrupolosità (paura ossessiva di commettere azioni peccaminose), non è difficile capire perché suo marito abbia chiesto il divorzio.

ImageFORREST GUMP (Forrest Gump, 1994)
Ma non si parla solo di cattivi: anche uno dei buoni più famosi del cinema statunitensa è vittima di un ritardo mentale. Si tratta di Forrest Gump, che tuttavia riesce, grazie alla propria forza di volontà e ad una serie di avvenimenti improbabili, a realizzare i propri sogni e ad essere coinvolto in ogni evento importante della storia degli Stati Uniti, dalla guerra in Vietnam alla fondazione della Apple. La particolarità del film di Zemeckis sta nell’aver dato una dimensione filmica positiva (anche se a tratti un po’ ingenua) alle turbe mentali, che in precedenza erano state viste più che altro come un istrionico corredo per i villains.

ImageALAN FEINSTONE (The Dentist, 1996)
A prima vista, il dottor Feinstone vive una vita perfetta: una bella casa, una splendida moglie ed un lavoro gratificante come dentista. Ma, prima ancora che venga scoperta la relazione clandestina della moglie, il suo lato oscuro inizia ad emergere: la sua freddezza, il suo atteggiamento ipercritico e vendicativo e la sua rigidità, sintomi di una personalità ossessiva, uniti alla sua paura per il marcio e i batteri (misofobia) formano un amalgama micidiale, soprattutto per i suoi pazienti, a cui il dottore non vede l’ora di estirpare tutti i denti guasti e cariati. In realtà, si tratta solo del frutto delle sue allucinazioni. La sua ossessione per l’ordine e la pulizia si riflette anche nei rapporti con le persone. Quando qualcuno lo delude o, peggio, lo tradisce, il rimedio è uno solo: rimuovere il marciume fino in fondo. E con qualsiasi mezzo. “Apri bene…”

ImageMELVIN UDALL
(Qualcosa è cambiato, 1997)
Non è propriamente un cattivo, ma d’altro canto non si può certo definire Melvin Udall di Qualcosa è cambiato un buono. Lo scrittore di romanzi rosa si presenta subito come un campionario di difetti: paranoico, maleducato, razzista, egoista e misantropo. In realtà, il suo pessimo carattere è dovuto al disturbo ossessivo-compulsivo (OCD) di cui soffre, che gli causa livelli incontrollabili di ansia (le ossessioni), i quali devono essere abbassati tramite precisi rituali che agli altri sembrano incomprensibili (le compulsioni, come lavarsi le mani ripetutamente o non calpestare le fughe fra le piastrelle). La sua ansia, però, si traduce spesso anche nell’aggressività immotivata rivolta verso gli altri. Il suo amore per Carol nasce quando si rende conto che lei è l’unica persona che lo salva dal circolo vizioso in cui le ossessioni e le compulsioni lo hanno imbrigliato.

Altri film che possono essere citati sono:

RAIN MAN – L’UOMO DELLA PIOGGIA (1988) in cui Dustin Hoffman interpreta un autistico con incredibili capacità di calcolo che cerca di stabilire un rapporto con il fratello arrogante e sicuro della propria “normalità”, interpretato da Tom Cruise.

A BEAUTIFUL MIND (2001) che narra la storia vera di John Nash, premio Nobel affetto da schizofrenia paranoide e da manie di persecuzione.

MONSTER (2003) ispirato alla storia di Aileen Wuornos, serial killer statunitense affetta dal disordine della personalità borderline.

ARTICOLO INSERITO DAL BENEMERITO BELFAGOR
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