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I FINANZIAMENTI AL CINEMA: PRIVILEGI E SPRECHI
mercoledì 17 giugno 2009
ImageTempo fa, recensendo il film di Marco Risi L’ultimo capodanno, ho scoperto che era stato sovvenzionato dallo stato per € 1.354.666 e che al botteghino aveva incassato € 96.567.

Ohibò, mi sono detto, come facciamo a dare così tanti soldi ad un regista peraltro noto per fare un flop simile? Ero convinto si trattasse di un caso isolato ma ero solo alla punta dell’ iceberg!

I NUMERI PARLANO DA SOLI


Basta guardare le cifre complessive per rendersi conto degli sprechi che nel corso degli anni hanno caratterizzato l’utilizzo dei finanziamenti pubblici. Negli anni dal 1994 al 2006, lo stato ha speso 817 milioni € destinati a 544 film, per  un importo medio di 1.524.000 € a film.

- Dei 544 film finanziati, ben 155 (il 28%) non sono mai usciti in sala.
- Di quelli usciti l’incasso medio è stato 378.000 €, gli spettatori medi circa 70.000
- Soltanto 25 film dei 544 finanziati sono riusciti a recuperare in toto i soldi ricevuti
- Hanno ricevuto fondi 61 case di produzione e 390 registi

Considerando il primo dato si può dire che almeno una volta ogni quattro (e anche l’annata 2007 lo conferma) viene finanziato un lavoro che nessuno vedrà. Spesso vengono costituite delle imprese già destinate al fallimento con l’unico scopo di far lavorare un gruppo di persone e di fornitori amici e magari trovare posto per un paio di ragazzotte amiche dell’onorevole. Tutto fattibile a cuor leggero tanto buona parte delle perdite se le accolla lo stato. E intanto mi sono costruito una solida rete di persone che mi devono un favore.

ImageImageI beneficiari sono registi sconosciuti e bisognosi di affermarsi? Noo. Tra i beneficiari troviamo anche:

- Michelangelo Antonioni, € 3.160.716 nel 1997 per un film mai uscito
- Bellocchio, finanziato 4 volte tra 1995 e 2003, con risultati al botteghino non disprezzabili
- I fratelli Taviani con 3 sovvenzioni
- La Wertmuller 4 volte, di cui una senza uscire e un’altra con un ritorno di € 6.625 a fronte degli 3.718.500 ottenuti per Peperoni ripieni e pesci in faccia.
- Pupi Avati beneficiario 5 volte con risultati altalenanti: dal 162% de Il testimone dello sposo al misero 13% di Festival; ma il tragico è che ottenne ben 3 finanziamenti in soli due anni (1996-97) e che riusci a far accedere ai finanziamenti anche la figlia Mariantonia per l’indimenticabile Per non dimenticarti (finanziato € 1.588.000, incasso 21.808)
- Barbareschi con 2 bei flop che hanno incassato il 3 e 4% del finanziamento: Ardena e Il trasformista.


UN CONTESTO DIFFICILE PER CHI "NON HA GLI AGGANCI" 

Non è facile fare cinema al di fuori dello star-system americano, è risaputo. In Italia, la concorrenza della televisione, i gusti troppo esterofili e poco sofisticati del pubblico, la stagionalità del consumo non aiutano al botteghino. La crisi delle sale è compensata in parte da pay-tv e home video ma c’è anche tanta pirateria (ehm... meglio soprassedere).

Che il quadro generale, a prescindere dal discorso sovvenzioni, sia poco allegro lo dicono anche i numeri: ogni anno escono in media 400 nuovi film, di cui circa 100 sono italiani; di questi 100 solo 20 sono redditizi: metà sono i classici “cinepanettoni”, metà sono opere di vario genere.

ImageAttenzione però a non enfatizzare questi aspetti (comuni del resto a tutti i paesi europei) per costruirsi un comodo alibi e non vedere che in fondo esiste anche un grosso deficit professionale a molti livelli del sistema cinema e un deficit di trasparenza.
Esiste infatti in Italia una cerchia chiusa che comprende sia i personaggi più illustri (registi, sceneggiatori, attori) che quelle maestranze che lavorano dietro le quinte: elettricisti, falegnami, disegnatori, tecnici del suono etc. che, pur avendo un bagaglio professionale di primo ordine, ormai non lo utilizzano più in modo completo proprio perché non viene loro richiesto.

Fanno parte di questa casta anche coloro che dovrebbero valutarla tramite recensioni e pareri: molti critici sono particolarmente benevoli verso i registi loro affini come background culturale e verso certi attori che all’estero faticherebbero a varcare la soglia di uno studio.

Il cortocircuito è particolarmente dannoso - e limitante verso i nuovi autori - nella gestione dei finanziamenti statali, considerati alla stessa stregua di tanti altri fondi pubblici: non secondo fattori di meritocrazia culturale e professionale ma in base a conoscenze e amicizie.


ImageIL SISTEMA DI SOVVENZIONI STATALI

La maggior parte dei film italiani vengono finanziati, in misura variabile, da enti pubblici. Ogni anno vengono erogati circa 80 milioni di euro del FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo, istituito nel 1985). Si tratta di soldi del contribuente utilizzati per dare sostegno a opere, cineasti, scuole di cinema, centri sperimentali, sale cinematografiche.
Una somma non alta né bassa, certamente non paragonabile alla Francia che ha deciso di considerare il cinema una risorsa strategica per la propria identità culturale e mette a disposizione fondi 8 volte superiori ai nostri grazie a tasse su biglietti del cinema (10%), tv commerciali (5,5% del fatturato) e dvd (2%). Sanno spenderli meglio di noi? Non lo so, ma se li danno a film come Asterix e Obelix o se magari finanziano anche un documentario su Cesare Battisti, stiamo freschi.

Fino al 2004 i finanziamenti venivano erogati con criteri abbastanza discrezionali (un merito artistico che potevi attribuire in base a mille considerazioni) ma finivano comunque nelle tasche dei “soliti noti” e soprattutto senza alcun vincolo sul ritorno dell’operazione: se il film per cui avevi chiesto un contributo non era uscito nelle sale o aveva ottenuto scarsi risultati questo non importava a nessuno, potevi comunque continuare a chiedere e utilizzare i soldi pubblici come se nulla fosse.

A fine 2004 la legge Urbani ha riformato il sistema ma ha corretto ben poco. Ha introdotto criteri di selezione più rigidi e basati su un punteggio ma ha così favorito i “soliti noti” che vantano le dimensioni e il curriculum per rimanere in prima fila nel magna magna generale.
Ha ridotto il contributo dall’80% al 50% del costo totale dell’opera (eh sì, prima potevi farti finanziare quasi tutto senza dovere nulla in cambio, bell’esempio di responsabilizzazione!) ma da bravi italiani abbiamo semplicemente gonfiato i costi per ricevere più soldi.
Ha introdotto la norma del “Product placement” (pubblicità palese e non occulta dei marchi) per permettere di raccogliere qualche elemosina supplementare. Almeno è stata eliminata una ricorrente ipocrisia già presente in molti programmi e fiction tv (vogliamo parlare delle vetture Mazda che Totti riforniva di carburante in un programma tv e che compaiono in pianta stabile nella serie Distretto di polizia?).

ImagePer finanziare le opere prime sono rimasti pochi soldi e la vita di chi si affaccia su questo mondo senza le dovute conoscenze è rimasta ardua.
Qualche coraggioso si è esposto (ad esempio tale Mascagni col suo manifesto Davide contro Golia) per chiedere che fossero posti dei limiti all’ingordigia della casta. Ad esempio:
- minor peso attribuito al curriculum per consentire maggior ricambio  
- introdurre un tetto massimo al numero di concessioni di soldi pubblici
- non si può chiedere un nuovo finanziamento prima di 2 anni dall’uscita del film precedentemente finanziato: per evitare che ci siano autori che ottengono soldi ogni anno.
- commissioni dove siedano rappresentanti di diverse tendenze e fascie d’età; dove non possano trovar posto persone legate da conflitti d’interesse
Non mi risulta che il suo appello sia stato ascoltato.

A completamento del discorso, aggiungo che la legge prevede anche premi commisurati ai risultati di botteghino: cinepanettoni vari che hanno sbancato nelle sale ricevono pure una percentuale, variabile secondo scaglioni, su quanto hanno venduto.
Ad esempio, il pieraccioniano Ti amo in tutte le lingue del mondo si è beccato un bel premio di € 1.485.600.
Il totale dei premi erogati nel 2007 è stato di 19.638.887euro. Mica pochi, su un totale di 79.434.180 di sovvenzioni!

Per chi volesse approfondire la questione segnalo:

- Il servizio girato dalla trasmissione Report (Ciak s’incassa)
(http://www.youtube.com/watch?v=c2NTiS7zzJU#)

- Ministero dei beni culturali, dati sull’utilizzo del FUS
(http://www.cinema.beniculturali.it/attività/fus.asp)


ARTICOLO INSERITO DAL BENEMERITO CAPANNELLE
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