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31. Resoconto del raduno sulle terre avatiane di sabato 28/6/08
lunedý 07 luglio 2008

L'INCONTRO

La perfetta organizzazione Legnani si evidenzia sin dalla notte precedente. Un paio di temporali si dispongono mirabilmente sia sui diversi itinerari di che l'indomani converrà, sia sui luoghi da visitare.

Alle ore 12,30, nel piazzale dell'hotel Baia del Re (i cui proprietari e gestori, peraltro, non sanno di contribuire allo storico raduno) nei pressi del casello di Modena Sud arrivano:

1) da nord Luca e Buono Legnani;
2) da nord-ovest Zender, Markus e beat-giva;
3) da nord-est Hackett.

4) c'è poi uno strano tizio, su una FIAT Punto bianca, che più volte fa il giro del parcheggio e, ogni volta che ci arriva vicino, ci guarda: che sia un forumista timido che non osa unirsi a noi? Non lo sapremo mai.

Esaurite le presentazioni, la mozione Legnani ("ho una fame tremenda: andiamo a mangiare”) viene bocciata da Zender che propone/ordina (per lui si sarebbe trattato solo di blando consiglio) di puntare su Castelfranco Emilia per identificare la curiosa location di ZEDER: "Dopo, semmai, andremo a mangiare". Si avvertono Robby e signora (che ci devono raggiungere più tardi) di tenersi pronti, perché li contatteremo verso le 14.

 

IL PARCO DI VILLA SORRA (ZEDER)
Col navigatore dell'auto legnanica, percorrendo stradette ignote ai più, si giunge a Gaggio, ove non c'è anima viva. I nostri eroi non demordono: si mettono nel punto nevralgico del villaggio e fermano un furgone (più tardi faranno di MOLTO peggio). Per fortuna gli occupanti sono due autòctoni, che conoscono la destinazione dei nostri prodi per cui sanno dare e dire indicazioni...

A questo punto sappiamo dove è Villa Sorra. Passiamo davanti ad un cancello che ne indica l'ingresso, ma sùbito dopo ce ne è un secondo che indica il relativo parcheggio. Sbalorditi, avanziamo per almeno un chilometro e troviamo il piazzale, grande e deserto. La struttura è enorme. Vediamo villa e una grande cancellata che racchiude un grande appezzamento di parco.

ImageZender ha le immagini di ZEDER. La ragazza che deve incontrare Lavia attraversa un cunicolo ed è in un ambiente che ha pareti in mattoni, con arcate, mentre Lavia è fermo accanto ad una statua (un fauno forse). Non abbiamo altre indicazioni, ma subito vediamo che il parco (chiuso) è ricco di statue. Bisognerebbe entrare e cercare il fauno...
Percorriamo tutto il lato frontale protetto da cancellata, la quale muore al vertice ad angolo retto, perché sul secondo lato l'accesso è reso difficile da una ampio fossato (beat-giva [o Hackett?] cita FROGS, con Ray Milland [in realtà era Markus, ndBDZ]). Nulla da fare per tutto il lato, ma quando si arriva al terzo lato (mentre l'appetito si fa cospicuo), come se fossimo in un film, notiamo che un grande tronco permette, con un briciolo di audacia, di attraversare il fossato... Uno alla volta andiamo: siamo dentro!

A questo punto un sentiero sieposo ci porta ad una costruzione in mattoni, di uso iniziale non chiaro (quello attuale potrebbe essere di stampo prevalentemente "camporellistico"). Notiamo che una parete è spaccata a metà, come se sotto corresse la faglia di Sant'Andrea... Posto interessante, ma non è il nostro.

Abbiamo già aperto, a questo punto, due o tre cancelli con cartello DIVIETO DI PASSAGGIO. Il quarto comportamento sanzionabile (quinto se contiamo il guado) ci fa arrivare ad un cunicolo, ma non è quello della statua. Incuranti del fatto che il soffitto possa pullulare di pipistrelli, ne percorriamo i pochi metri, cecando di inspirare il minor numero possibile di moscerini e... sorpresa! Fuori dal cunicolo c'è il locale con mattoni del film!
Evviva!
È quello che vedete nella foto poco più sopra.

ImageL’ambiente non è buio, perché l’altro lato dello spazio dà all’aperto su una grande vasca, situata nella zona centrale del parco. Anziché tornare indietro, imbocchiamo un cunicolo che parte dall’ambiente in questione (lo vedete al centro della foto precedente) e sbuchiamo proprio nel luogo in cui Lavia attendeva inutilmente la fanciulla per l’appuntamento. Evviva! La statua del fauno non c’è: è solo il basamento, ma è chiaro che il posto è quello.

A questo punto, prima che i guardiani del parco si avventino su di noi, torniamo indietro: vediamo piccoli rivi d’acqua, vezzosi ponticelli, molte tartarughe sguazzanti… Il “ponticello”, percorso a ritroso, si rivela ora meno insidioso.
Il tempo è passato: sono ormai le 13,40 circa quando i nostri eroi, accuratamente infangati, ma soddisfatti dell’ottimo esito dell’esplorazione, nonché legati, per la vita e per la morte, dall’inesauribile complicità delle numerosi azioni non regolamentari compiute nell’ultima ora, possono pensare alla refezione (lo stesso Zender, precedentemente refrattario, avalla la sosta enogastronomica).


PAUSA PRANZO CON REBUS
L‘organizzazione Legnani conferma la sua eccellenza. Prenotiamo infatti al ristorante La Lumira di Castelfranco Emilia, facente parte dell’elenco che Buono si era procurato da un suo collega di Anzola. Sono le 14 ed avvertiamo robby che abbiamo un ritardo di un’ora. Tutti, tranne Markus (che sceglie tortelli di zucca) prendono tagliatelle condite con culatello e aromatizzate al limone. Primi invero buoni. Di secondo, grande piatto di affettati emiliani, grana all’aceto balsamico e guanciale saltato in padella (qualcuno lo chiama “bacon”, rischiando occhiatacce di chi ci serve in tavola). Il tutto innaffiato da Lambrusco Grasparossa di Castelvetro, deliziosamente fresco, dittatorialmente scelto dal Legnani, che manco ha fatto vedere agli altri la carta dei vini.

Pagati 28 euro a testa, si riceve il bigliettino del ristorante, sul quale campeggia un rebus. Il disegno rappresenta una cantina, con botti per l’aceto. Su una di essa stanno la lettera F e la scritta “sporco” (soluzione 6,8: “Faceto nonnetto”, in quanto “F aceto non netto”).

Satolli, ma non appesantiti, puntiamo verso Minerbio, ove robby e orvietana consorte ci attendono…


MINERBIO (CHIESA E "TRATTORIA")

Image ImageSono circa le 15.00 quando i nostri eroi arrivano a Minerbio, ove il gruppo aumenta del 33% i suoi effettivi, passando da 6 a 8, in virtù di Robby e orvietana consorte. Si va alla chiesa di San Giovanni Triario, che appare, isolata nella campagna. Momento di commozione cinefila.

A ‘sto punto l’ideale sarebbe entrare, ma bisognerebbe aver contattato l’unico autorizzato all’apertura dell’edificio, vale a dire il responsabile del Museo della Religiosità Popolare lì ospitato (da notare che la chiesa ha recentemente subìto, come recita un cartello, un furto sacrilego – evidentemente alla Pro Loco ignorano quanto accadde, trent’anni fa, in sagrestia…). Noi non abbiamo contattato il responsabile, anche perché sarebbe stato imbarazzante disturbarlo per poi ignorare l’esposizione, che non è certo la ragione del nostro raduno.

A questo punto Legnani (d’ora in poi BL), suona il campanello della casa attigua, che riporta il cognome Mattioli Piscopo (o qualcosa di analogo, d’ora in poi MP).

Dopo pochi secondi si apre una finestra del primo piano.
MP (guardando il gruppo e già capendo cosa vogliamo): “Sì?”
BL (cordialmente): “Buongiorno. Ci scusi per il disturbo. Siamo venuti qui per il film che hanno girato…”
MP (serio, ostacolante): “Sì, ogni tanto viene qualche fan di Avati, ma per vedere la chiesa bisogna contattare il responsabile del museo”
BL (falsamente accondiscendente): “Capisco… lei proprio non può farlo?”
MP (serio): “Preferirei ci fosse il responsabile…”
BL (sfruttando il condizionale): “Il che vorrebbe dire che, in teoria, lei potrebbe aprirci, ma che preferirebbe ci fosse anche lui?
MP (esitando): “Sì…”
ZENDER: “In effetti l’anno scorso lei mi ha aperto…”
MP (vacillante): “Sì, mi ricordo…”
BL (con occhi da cerbiatto, almeno secondo la versione di beat-giva): “Senta, se le promettiamo che entriamo solo di un metro, che stiamo in gruppo, che non tocchiamo nulla e che dopo un minuto andiamo via, non è che potrebbe fare un’eccezione?
MP (rassegnato): “Mmmmh.. scendo”

Dopo poco la chiesa viene aperta dall’interno. A destra la cappella in cui c'era l’affresco (in realtà una tela eseguita dai due pittori citati nel cast). Scattano le fotografie.

“Vediamo” il salmodiante Eugene Walter e Pietro Brambilla
Fedeli alla parola data, dopo pochi momenti, usciamo e ringraziamo. E ora via, alla trattoria Poppi

ImageImageLasciata la chiesa (un gruppetto ne ha fatto quasi il periplo, vedendo i resti del campanile, ridotto ad un moncherino), si va a San Martino in Soverzano. Si trova dapprima una chiesetta e poi l'auspicato portico della Trattoria Poppi e un bellissimo porticato in mattoni, che porta al castello, invero splendido. Qui Cavina/Coppola ha fatto esplodere la sua ira e ha minacciato di parlare:

Cenno storico. Il tutto è stato fatto costruire di Conti Manzoli, che appunto fecero edificare anche le case per gli artigiani del proprio borgo. Il porticato in cotto è diviso in spazi numerati regolari, in quanto destinato ad ospitare i vari allevatori per la vendita del bestiame. Fino a qualche anno fa esisteva ancora una trattoria, specializzata, ça va sans dire, in tagliatelle...

Visti i luoghi più rilevanti filmicamente, ci avviamo a vedere il castello (immagini qui: http://www.arcieriariosti.org/invito/ottobre.htm) . Dal ponticello di ingresso si riesce a intravedere qualcosa: è splendido, col fossato tut'attorno. Poco prima della nostra partenza, si apre l'ingresso principale, il che ci permette di vedere meglio l'interno del parco, notevolissimo. Deve uscire un'automobile. Il pilota, prima di allontanarsi, attende che i battenti si richiudano senza che nessuno di noi si sia infiltrato... Poi, però, ci saluta urbanamente.
Siamo davvero molto soddisfatti. Ora si va verso un luogo totalmente inatteso, dove sorgeva la casa ridente, un luogo ben lontano dal mare...


IL CASOLARE DALLE FINESTRE CHE RIDONO
Le informazioni sono di primissima mano: la casa dalle finestre che ridono sorgeva (uso l’imperfetto perché è ben noto è che è stata abbattuta finite le riprese del film) NON vicino all’Adriatico, presso la casa delle Legnani, ma a Malalbergo, poco a sud del confine fra le province di Ferrara e di Bologna, a decine e decine di chilometri del pèlago che il Vate chiamava l’Amarissimo.
Visti il sole e la sete (zeugma!), facciamo tappa di ristoro ad Altedo, ove chiediamo al cortese e corpulento barista se conosce via Canale in quel di Malalbergo e se sa in quale punto della strada citata sorge un frutteto. Che un frutteto ci sia, risponde, non è assolutamente in dubbio: il problema è che esso va da Altedo fino a Malalbergo

Il navigatore contempla via Canale, quindi l’ottimismo torna a regnare. Quando siamo appena sotto Malalbergo (sulla Statale 64), lo strumento della Blaupunkt ci dice di svoltare a sinistra, ma Luca (che Omero avrebbe definito “dalle-dita-rosate-e-dalle-pupille-che vedono-bene”) nota un cartello “Via Canale”, che pare indicare la strada appena lasciata. Con abile conversione a U (manovra degna di essere ricordata nei libri sulla storia degli automezzi con motore a scoppio), torniamo indietro e scorgiamo una strada bianca che, in effetti, costeggia la Statale poc’anzi abbandonata. La imbocchiamo (in altre parole arretriamo su una piccola parallela alla Statale: le due arterie sono separate dal canale che origina il topònimo) e poco dopo, in mezzo ai frutteti, vediamo un’ampia casa colonica.

ImageBL ha già dato con Mattioli Piscopo, quindi sta a Luca andare ad interpellare il contadino che, dalla soglia, vede ben tre autovetture arrivare nei pressi della sua aia, tranquillissima fino a un momento prima. Osserviamo da una ventina di metri il conciliabolo fra i due, ma capiamo subito dai gesti e dalla mimica dell’autòctono che quanto Luca gli chiede è per lui arabo classico, per di più con occasionali interpolazioni di lituano. Il nostro sodale, rientrato in gruppo, ci dice che il tizio sta lì da soli dieci anni e che non ha mai sentito nulla di questa vicenda.

ImageL’ambiente, però, torna bene con le immagini del film che Zender ha, con la sua caratteristica solerzia, seco portate, ma non riusciamo a capire bene dove potesse sorgere la casa ridente.

Nella foto qui a destra vedete Robby in fase esplorativa:

Inizialmente pensiamo ad una zona rettangolare, ricoperta di pietrisco, posta in fregio all’aia. Qualcuno raccoglie un mattone con macchie nere e lo consegna a Legnani (foto qui sotto), onde immortalarlo mentre mostra la reliquia all’obiettivo.

Ovviamente tràttasi di falso storico, come (si parva licet componere magnis – nota 1) foto e film dei soldati sovietici che salgono sulla Cancelleria di Berlino. Il contadino è rimasto sulla soglia. Con una mano sulla fronte scherma i dardi solari. Vediamo con chiarezza la serie di palline di fumo che arrivano ad un fumetto più grande in cui v’è scritto “Questi sono pazzi… oppure è gente pericolosa… Che siano della Banda della Magliana? O della Uno Bianca?”

ImageIntanto noi allarghiamo la nostra esplorazione, imbattendoci in una cisterna con acqua morta e rettangolare che, alla fine dei conti, non ci è neppure di minimo aiuto… È chiarissimo, confrontando l’ambiente con le indicazione di Bastelli, che siamo o sul luogo della casa o a pochissima distanza, ma gli elementi in nostro possesso non ci dànno scale di probabilità. Inutile anche l’esplorazione del successivo tratto (una ciclo-pedonale) di Via Canale da parte degli eroici Zender e Markus. Gli altri, nel frattempo, hanno oziosamente occupato l’unica zona d’ombra della stradetta ma, vista la loro innata educazione, si spostano quando passano i molti malalberghesi che fanno footing, tra i quali un paio di popputissime fanciulle (nessuno, peraltro, ci ringrazia, come se non fosse chiaro che siamo venuti a portare alla popolazione locale elementi di storia e di cultura: anzi, poco dopo capita di peggio, perché un autoctono imbecille ci guarderà male per un parcheggio approssimativo di una delle nostre autovetture, il che lo ha obbligato a scendere per pochi secondi del velocipede: il fatto, se non altro, ci fa capire perfettamente perché quel comune porti quel tristo nome…).

Tornati i due esploratori, gli elementi probabilistici restano invariati ma, anticipando gli eventi, pare giusto segnalare che l’indomani Markus, confrontando foto scattate da noi e il film, elaborerà una elegante ed affidabile teoria sul luogo esatto della Casa (si veda qui la mappa).


VAGO TENTATIVO PER LE STRELLE E CENA
A questo punto gli ottimi Robby e consorte, rivelatisi di contagiosa simpatia (ci hanno, infatti, trovato sopportabili), rientrano a casa, lasciandoci all’ultima impresa, che sappiamo essere quasi impossibile: identificare la casa de LE STRELLE NEL FOSSO.

L'ultimo trasferimento è il più lungo. Raggiungiamo Valle Bertuzzi, ma non riusciamo a vedere la casa de LE STRELLE. Grazie anche a tre simpatici baristi di Canneviè scopriamo però (non proprio in tre minuti...) il posto esatto dell'unico accesso utile per vedere la casa (attualmente in restauro) ed otteniamo il numero telefonico di una guida che potrà, in un futuro sopralluogo, essere arma importante per raggiungere l'ambìto loco.

Sono le 20 suonate e Markus, affamatissimo, reclama la refezione. In una pizzeria di Volano ci cacciano perché non abbiamo prenotato. Ripariamo non nella prevista Lagosanto, ma nel tentacolare e metropolitano agglomerato di Vaccolino, in una pizzeria che, nonostante il malaugurante cartello CEDESI ATTIVITÀ, ci sfama in modo adeguato. Beat-giva si innamora della cameriera (forse di Kiev) e cita titoli di film strani (forse inesistenti), Luca continua a proclamarsi astemio e a bere tutte le bevande gassate esistenti in commercio ad eccezione del lambrusco, Zender difende RAGAZZI DELLA NOTTE, capolavoro di Calà (girato sotto casa di Legnani), Hackett si segna diligentemente alcuni titoli che gli altri gli hanno citato come imperdibili. Si spera che non abbia fatto confusione e che non abbia segnato i comunque ricordati a tavola PARENTESI TONDE, LA MANO CHE NUTRE LA MORTE, LADY FOOTBALL e TERROR!

Sono, ormai, le 23 e si deve tornare a Modena Sud. Purtroppo una delle due auto della comitiva imbocca la superstrada non con direzione Ferrara, ma Porto Garibaldi, suscitando le simpatiche ironie dell'altro equipaggio che, magnanimo, attende i rtitardatari nell'autogrill appena a nord di Bologna (alla nostra partenza, già fra gli inservienti fervevano i lavori per apporre una lapide sul luogo del ricongiungimento). Baci. abbracci, promesse di eterno amore suggellano l'indimenticabile giornata.

F I N E

nota 1: ovviamente l'episodio bellico è "parvum", mentra il nostro vagare per l'Emilia è "magnum".

NEWS INSERITA DAL BENEMERITO B. LEGNANI


 
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