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Enrico Vanzina ci parla di SOTTO IL VESTITO NIENTE
sabato 17 novembre 2007

ImageEnrico Vanzina: Carlo ed io, generalmente, scriviamo i film da soli. Ogni tanto, però, ci avvaliamo della collaborazione di bravissimi sceneggiatori-amici. Con Franco Ferrini, per esempio, abbiamo scritto "Sotto il vestito niente" e "Squillo". Sono due thriller ed abbiamo scelto Franco Ferrini perché è stato lo sceneggiatore di fiducia di Dario Argento. Ferrini ha un curriculum invidiabile. Insieme ad Enrico Oldoini ha scritto "Io Chiara e lo scuro". Ha scritto "Borotalco" ed ha collaborato con Sergio Leone nientemeno che in "C'era una volta in America". E' un uomo colto, esperto di western.

 

Ma veniamo a "Sotto il vestito niente". Fummo chiamati dal produttore Achille Manzotti per
realizzare un film dal romanzo omonimo. In un primo momento il film lo avrebbe dovuto fare
Michelangelo Antonioni. Forse era interessato a fare un film sulla Moda. Ma non lo fece. Noi
leggemmo il libro: era bruttissimo. Ma decidemmo di andare avanti lo stesso perché il titolo era formidabile e l'idea di ambientare un thriller nel mondo della moda era ottima. Decidemmo di inventare tutto, al di fuori della trama del libro, e di fare un film alla Brian De Palma (non a caso le musiche del film le abbiamo affidate a Pino Donaggio, musicista di Brian). L'idea dei due gemelli è quella portante. Ci ha permesso di fare un film contaminato con presenze americane. Il film, poi, nella dinamica del delitto, è nato da uno spunto vero di cronaca nera: il caso Terry Broome, modella americana che uccise Francesco D'Alessio, un playboy che oltretutto Carlo ed io avevamo conosciuto bene. Credo che "Sotto il vestito niente" sia un film molto riuscito. Fu venduto in tutto il mondo. Ricordo con grande piacere la collaborazione con Donald Pleasance. Lui era un nostro mito dai tempi de "La grande fuga". In seguito ha lavorato con noi in "Miliardi".

 

Quando girammo il film, i grandi stilisti milanesi non ci aiutarono affatto. Avevano paura che il film fosse contro di loro. L'unico a partecipare fu Moschino, che organizzò una meravigliosa sfilata alla stazione Centrale di Milano. Ne ebbe un grande ritorno pubblicitario. Le riprese in Wyoming, al parco di Yellowstone, sono state per Carlo un momento di grande gioia registica. Io non andai. Carlo mi raccontò che girare in quel luogo lo aveva fatto sentire felice. Posti straordinari. A Milano, la sera della prima, il mondo della moda disertò l'evento. In prima fila c'erano i posti vuoti di tutti i sarti famosi. Enrico Lucherini, il nostro press agent, ci ricamò sopra. Uscirono tutti i giornali con il titolo "La Moda di Milano trema".


Le racconto un curioso aneddotto, successivo. Dario Argento andò a vedere il film. Mi telefonò e mi disse che non gli era piaciuto. Mi disse: "Siete bravissimi a fare la commedia, lasciate perdere il thriller...". Secondo me, forse sono un po' maligno, ebbe paura che qualcun'altro invadesse il suo territorio. Perché invece Carlo ed io, oltre che nella commedia, non siamo malaccio nel thriller...

 

INTERVISTA RACCOLTA DA MAURO ZENDER il 16/11/07

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