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IL DECALOGO DEL DAVINOTTI, L'IMPRESSIONISTA DELLA CELLULOIDE
Queste 10 regole, fondamentali per comprendere l'approccio cineimpressionistico del Davinotti, non devono (ovvio) essere necessariamente seguite da chi scrive commenti su questo sito. Più vi ci avvicinerete, ad ogni modo, più avvertirete distintamente una crescente sintonia e comunione spirituale col Maestro.

1) IL DAVINOTTI NON É UN CRITICO E SI ESPRIME SOLO IN PALLINI E IMPRESSIONI
Il Maestro non ha niente a che vedere con le migliaia di critici già esistenti sulla piazza (categoria a cui appartenevano invece suo padre e suo nonno). Fino a oggi  ha sempre lavorato per sé rendendo noti i suoi giudizi solo a pochi privilegiati. Le sue non sono critiche ma “impressioni”, appunti sui film  buttati giù in 15 minuti, scritti sempre a caldissimo e comunque mai a più di 12 ore di distanza dalla visione (a suo parere condizione necessaria sufficiente a non distorcerne la prima impressione, cioè l’unica che conta). Tali appunti gli sono sempre serviti solo per “rivivere” e riconsiderare il film in questione senza doverlo necessariamente rivedere. Non hanno alcuna pretesa e vanno considerate per quello che sono: parole in libertà nate sull’onda emotiva conseguente alla visione.

2) IL DAVINOTTI PARLA SOLO DEL FILM
Lo fa senza sforzarsi nel cercare le parole più calzanti (non ne ha il tempo, quando scrive, e insegue il tentativo di apparire quanto più chiaro possibile). Non si perde quasi mai in prolisse dissertazioni che esulano dai contenuti del film e che spesso servono solo a coprire il disinteresse di chi scrive nei confronti dell’opera analizzata quando non addirittura a fingere di aver visto ciò che in realtà non si è visto.

3) IL DAVINOTTI NON SVELA MAI I FINALI
Ogni “impressione” serve a dare un’idea del film e di cosa aspettarsi, ma non arriva mai a svelare il finale limitandosi semmai a darne talvolta un’idea e a giudicarne la qualità.

4) LE “IMPRESSIONI” NON HANNO UNA STRUTTURA PRECISA E RIPETUTA
Il Maestro se ne infischia di scrivere sapientemente o di rispettare qualsiasi logica che non sia quella di riempire la fatidica pagina dei suoi quaderni. Le “impressioni” servono a lui e alla sua famiglia o al massimo come base minima per scrivere - in un secondo momento - eventuali critiche serie e ponderate.

5) AL DAVINOTTI NON INTERESSA NIENTE CHE SI CONDIVIDANO I SUOI GIUDIZI
 Non avendo mai avuto alcun interesse a diffondere l’opera sua e dei suoi padri, essendosi completamente dissociato dalla creazione del sito, è logico che ogni considerazione sul suo lavoro non lo interessi minimamente. Se quest’ultimo sta parzialmente venendo alla luce è solo grazie a una Fondazione che porta il suo nome ma che lui non ha mai sostenuto né degnato di alcun interesse.

6) IL DAVINOTTI VEDE DAL PRIMO ALL’ULTIMO MINUTO TUTTI I FILM CHE “IMPRESSIONA”
 Non sopporta chi trancia giudizi spesso ricavati da altre fonti e rifiuta di relazionarsi con coloro i quali parlano di film che non hanno visto. Tutti i film presenti sul Dizionario il Maestro li ha visti in prima persona e per intero, dai titoli di testa a quelli di coda.

7) I PALLINI SONO LA SINTESI MASSIMA DEL SUO PENSIERO
E devono dare immediatamente l’idea dell’ “impressione” che vi sta dietro. Chiunque aborrisca l’ideale del pallino come sintesi minimale e perfettissima, come prima merce di scambio tra veloci pareri di amici, non ha i requisiti necessari per accedere al sito ed è molto meglio che continui a frequentare gli altri splendidi e numerosissimi siti dedicati al cinema. Qui, un giudizio espresso in pallini può esistere anche in se stesso, senza ulteriori giustificazioni.

8) I PALLINI DEL DAVINOTTI SONO SPESSO SCOMODI E INDIGERIBILI
Ma sono l’espressione di un autentico cineimpressionista che li difende andando spesso in controtendenza con la critica ufficiale, da lui definita “prezzolata e incapace di apprezzare il cinema come arte elevata a sistema di divertimento puro”.

9) IL PALLINO NON E’ UGUALE PER TUTTI
Ogni film riceve il proprio sacrosanto pallinaggio e viene paritariamente inserito nel Davinotti. Ma non fate lo sciocco errore di paragonare pallinaggi uguali che appartengono a mondi diversi. Kubrick e Vanzina possono ricevere gli stessi pallini ma gli intenti e i risultati vanno considerati all’interno di generi e aspettative ben diversi. Ricordate sempre le parole che già appartennero a nonno Bum-Bum Davinotti: “Chi è uso a codesta ingenua operazione di raffronto mai potrà capire le mirabili alchimie che regolano il cinema”.

10) IL DAVINOTTI E’ OPERA SUA E SOLO SUA
A differenza di molti dizionari che hanno spesso ovvi obblighi di completezza e sono costretti a ricorrere a più autori, il Davinotti contiene relativamente pochi titoli ma tutti “impressionati” esclusivamente da Marcel M.J. jr in persona a cominciare dall’età di 19 anni (le prime, veramente immature e ingenue, sono qui contrassegnate dalla sigla BABY VINTAGE COLLECTION). A volte le sue considerazioni possono risultare troppo frettolose, a volte più ponderate. Dipende sempre dal tempo avuto a disposizione nel preciso istante in cui sono state scritte. Non preoccupandosi Marcel jr., a differenza dei suoi avi, della buona scrittura o della massima oggettività, le impressioni potranno apparire sovente tirate via. O sembrare alternativamente accondiscendenti o al contrario esageratamente “cattive”; questo perché non sempre lo stato d’animo di Marcel (come nel caso di ogni essere umano) è il medesimo. La cosa certa è che la perizia grafica ha dimostrato, al di fuori di ogni ragionevole dubbio, che tutte le impressioni sono comunque frutto della stessa mano: quella di Marcel M.J. Davinotti jr. Le critiche di papà Marcel sr. e nonno Bum-Bum infatti, precise e inattaccabili, sono immediatamente riconoscibili e del tutto differenti (lo potrà notare chiunque si rechi alla National Gallery di Washington, dove sono attualmente conservate).