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DISCUSSIONE GENERALE: • 2. La porta sul buio: Il tram (1973)

 Graf
Custode notturno
808 interventi
#• 2. La porta sul buio: Il tram (1973)
18 gennaio 2015 ore 19:23 (2 anni, 10 mesi fa)
A parte il commissario Giordani del film tv Il tram, quando penso ai vari ispettori, commissari e funzionari di polizia che hanno popolato i vari film di Dario Argento mi viene sempre in mente per primo il commissario Morosini dell’ Uccello con le piume di cristallo interpretato da Enrico Maria Salerno.
Un commissario di polizia semplicemente perfetto.
 
Ultima Modifica: 2015/01/19 01:40 Da Graf.
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Fauno
Compilatore d’emergenza
1948 interventi
#• 2. La porta sul buio: Il tram (1973)
19 gennaio 2015 ore 19:55 (2 anni, 10 mesi fa)
Chiaro che però il commissario non fa mai la parte del leone nei suoi film...Sono troppo un conto da saldare fra assassino e protagonista! FAUNO.
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 Graf
Custode notturno
808 interventi
#• 2. La porta sul buio: Il tram (1973)
20 gennaio 2015 ore 00:04 (2 anni, 10 mesi fa)
E' così, Fauno , hai ragione.
Nei thriller di Dario Argento, (ma anche in quasi tutti i gialli all'italiana del periodo…) la polizia, l'autorità della pubblica sicurezza, destinata istituzionalmente alla tutela dei cittadini, ha un ruolo via via sempre più marginale; il commissario Morosini nell’' Uccello dalle piume di cristallo è ben presente e partecipe alle indagini e dirige e affianca (proteggendolo) il protagonista Sam Dalmas che alla fine risolve il caso.
Ma nei successivi thriller argentiani la polizia diviene elemento accessorio, non necessario ai fini risolutivi dell’'enigma, con l'’esclusione, forse, del capitano Germani nel film Tenebre che però viene ucciso dall'assassino appena vistosi scoperto...
Le matasse criminali vengono sbrogliate da (coraggiosissimi) privati cittadini che si trovano ad aver incrociato per puro caso l'’assassino…
Sfiducia nell'autorità costituita? Diffidenza verso tutto ciò che ha origine dallo Stato?
Bisognerebbe indagare nella psicologia dei registi, soggettisti, sceneggiatori dell’'epoca e poi interrogarsi del perché di questa posizione; "il format" del thriller all'italiana è coevo del genere poliziottesco dove, invece, la forza di pubblica sicurezza, i commissari, gli ispettori vengono massimamente celebrati e glorificati nelle loro eroiche gesta con tutti gli strumenti espressivi e retorici posseduti dalla macchina-cinema ….
 
Ultima Modifica: 2017/04/17 20:21 Da Graf.
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  Zender
Pianificazione e progetti
Moderatore
40435 interventi
#• 2. La porta sul buio: Il tram (1973)
20 gennaio 2015 ore 07:59 (2 anni, 10 mesi fa)
Secondo me il privato cittadino ha la possibilità di indagare come vuole senza dover sottostare a regole e procedure, quindi può agire come crede senza dover render conto a nessuno. Questo permette di poter fargli fare quello che vuole, di indagare senza seguire regole, trovarsi in pericoli dai quali non poter uscire chiamando la volante vicina o estraendo la pistola. Senza contare che permette un'immedesimazione sicuramente maggiore da parte dello spettatore.
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Nipo
Galoppino
70 interventi
#• 2. La porta sul buio: Il tram (1973)
09 novembre 2017 ore 10:41 (2 settimane fa)
Il tram (1973) è il primo dei due episodi firmati da Argento (con lo pseudonimo di Sirio Bernadotte). Il protagonista è Enzo Cerusico nel ruolo del commissario Giordani, nome questo ricorrente nella filmografia argentiana. Il telefilm in realtà nasce da una scena scartata dalla sceneggiatura d'esordio de l'Uccello dalle Piume di Cristallo. La scena ad un primo esame risulterebbe anche buona, un'idea originale con la quale giocare con lo spettatore: come poter commettere un delitto su un tram sotto gli occhi di tutti e riuscire a non farsi scoprire. Il rischio però, di rallentare la trama del film con questa scena, era troppo alto. Quindi Argento accantona l'idea e la rispolvera in quest'occasione, aggiungendo un inizio ed una fine così da rendere il telefilm godibile. Alcuni chiari rimandi all'opera originale si possono cogliere durante la visione del telefilm. La fidanzata del protagonista si chiama Giulia, come la fidanzata di Sam ne l'Uccello, e c'è anche una scena che sembra essere presa a citazione da quel film: Giordani seduto sul divano con la fidanzata Giulia parla alla ragazza dei suoi dubbi e sospetti. Sembra quasi di rivedere una delle scene casalinghe tra Sam e Giulia alle prese con le indagini del maniaco del film precedente.
Argento mette in scena una trama però lontana dai suoi soliti canoni. Intanto la mancanza di scene violente. Il medium televisivo non è ancora permissivo come lo sarebbe diventato nel tempo, quindi non sono presenti gli efferati delitti tanto cari al regista, e la trama si svolge con una linearità che non impegna molto lo spettatore. Il discorso del particolare rivelatore poi è costruito senza una vera partecipazione del pubblico. In questo telefilm Giordani si ripete spesso di aver trascurato un particolare importante, e il pubblico inizia a ragionare su quello che ha visto fino a quel momento, ma realmente questo particolare non c'è mai stato fino a quando non viene svelato. Di fatto, sia il pubblico che Giordani, scoprono insieme qual'è il particolare rivelatore. A mente fredda ci rendiamo conto che non potevamo sapere quale era questo particolare perchè Argento non lo ha mai mostrato, diversamente da come ha fatto ne l'Uccello e di come farà in seguito in Profondo Rosso e in Trauma, dove veramente il pubblico può vivere “l'inganno dell'occhio” sin da inizio pellicola e quindi è portato per tutta la durata del film a cercare di capire, di codificare l'elemento che risolve la trama. Ma in fondo di questa mancanza di precisione lo spettatore non se ne preoccupa, anzi, alla fine, nel momento del disvelamento, troverà appagamento intellettuale nello scoprire il “come e quando”. Argento punta su questo elemento, in quanto la sceneggiatura lineare gli permette di giocare con la trama semplice. Non ci sono folli da smascherare e comprendere, non ci sono indizi sparsi, nenie infantili e traumi sconvolgenti da risanare. Il movente di questi telefilm è del tutto banale, a misura di famiglia, per uno spettatore medio che in casa potrebbe essere distratto da tante cose, uno spettatore che non segue la storia chiuso in una sala cinematografica dove poter rimanere concentrato sulla visione del film. Giordani è un personaggio superficiale. Non ci pensa due volte a mandare in galera un innocente, pur di trovare il suo colpevole e rimanere in pace con sé stesso. Le sue deduzioni sono banali, spicce, senza alcun approfondimento, e forse si tratta solo per un motivo di coscienza che decide di indagare in modo sistematico e “serio”. In effetti la prima ricostruzione del viaggio in tram è di per sé fallimentare: già nel momento in cui i passeggeri, richiamati a replicare quel viaggio fatale sulla vettura, si mostrano insicuri su molte cose, automaticamente tutto l'esperimento si vanifica. Ma Giordani vuole uscirne vincitore e continua con quella falsa che non ha nulla di veramente utile. E infatti il tutto si conclude con un madornale errore: l'accusa di un innocente.
Si distacca dal resto del telefilm la scena finale, in cui Giulia, convinta dal suo fidanzato a fare da esca per l'assassino, si ritrova da sola inseguita dal folle all'interno del deposito dei tram. La sequenza della fuga nel condotto per la riparazione dei tram, con un corridoio lungo nel quale Giulia inciampa e cade ripetutamente, riporta alla mente un simile corridoio apparso precedentemente, quello però delimitato da siepi, in 4 Mosche di Velluto Grigio, quando Amelia, cameriera di casa dei protagonisti, fugge nel parco braccata dall'assassino. Come in quel film anche Giulia cerca la salvezza, travolta dal panico mentre un folle armato di uncino cerca di raggiungerla. La costruzione della scena è esemplare, e la tensione è alta, come se Argento avesse voluto, in quel frangente, liberare tutta la sua voglia di fare cinema, il suo piacere nel creare tensione con la costruzione di tempi e attese sapienti; e riesce egregiamente nel suo intento creando una sequenza che non avrebbe certo sfigurato all'interno di una pellicola destinata al grande schermo.
Particolare è l'aneddoto della scelta dell'arma dell'assassino. I dirigenti Rai esclusero l'uso di coltelli nei telefilm, i quanto simboli fallici! Ai coltelli è stato preferito un (di gran lunga) più inquietante uncino.
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Il Dandi
Segretario
1190 interventi
#• 2. La porta sul buio: Il tram (1973)
09 novembre 2017 ore 11:30 (2 settimane fa)
Nipo ebbe a dire:
A mente fredda ci rendiamo conto che non potevamo sapere quale era questo particolare perchè Argento non lo ha mai mostrato, diversamente da come ha fatto ne l'Uccello e di come farà in seguito in Profondo Rosso e in Trauma, dove veramente il pubblico può vivere “l'inganno dell'occhio” sin da inizio pellicola e quindi è portato per tutta la durata del film a cercare di capire, di codificare l'elemento che risolve la trama.

Ciao Nipo, intanto complimenti per i tuoi interventi, ma veramente a me sembra che solo in Profondo rosso si possa parlare davvero di "inganno dell'occhio": ho rivisto diecimila volte L'uccello dalle piume di cristallo e mi pare che nell'aggressione iniziale con Sam chiuso fra le due porte non ci sia mai un fotogramma che mostri (nemmeno al rallenty) il coltello nelle mani "giuste": si vedono due sagome confuse e le mani sono volutamente "tagliate" in alto. In Profondo rosso invece il meccanismo viene perfezionato (il volto nello specchio c'è davvero e fa fessi tutti).
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Fauno
Compilatore d’emergenza
1948 interventi
#• 2. La porta sul buio: Il tram (1973)
09 novembre 2017 ore 17:20 (2 settimane fa)
Quando vidi Profondo rosso due anni dopo la sua uscita me l'avevano già raccontato in lungo e in largo e quando venne uccisa la medium io la vidi la faccia della Calamai, e quel particolare nessuno me l'aveva accennato. Pensai a un'autosuggestione dettata dalla troppa partecipazione, e solo alla fine mi accorsi di aver visto giusto. Negli altri due film, anche in Trauma, è impossibile vedere le mani giuste.

Aggiungerei però un richiamo al Gatto a nove code anche se meno scioccante dell'occhio dell'assassino: la sigaretta fumata all'interno dell'auto prima di seguire il tram.
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Nipo
Galoppino
70 interventi
#• 2. La porta sul buio: Il tram (1973)
09 novembre 2017 ore 23:20 (1 settimana, 6 giorni fa)
ma in realtà, a parte profondo dove è palese, mi riferivo al fatto che comunque un particolare è suggerito nei film, Sam che ricorda continuamente la scena dell'aggressione, o Aura che torna sempre con il ricordo alla sequenza dell'omicidio dei genitori, o anche Giacomo, in Nonosonno che è tormentato dal rumore. Anche se in questi casi il particolare non è davanti agli occhi e palesato come in profondo, comunque la scena è stata "vissuta" dallo spettatore. Ma nel tram non c'è mai stato alcun riferimento al fatto delle curve e della luce che si viene a mancare durante il telefilm, almeno fino al momento in cui, insieme a Giordani, non lo abbiamo vissuto nella corsa notturna e quindi scoperto insieme a lui. Giordani parla di un particolare che gli sfugge, ma in realtà non c'è, visto che nella corsa diurna, con i vari passeggeri, il tram non ha mai avuto problemi di corrente, quindi in realtà il particolare non poteva esserci...
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