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SI MUORE TUTTI DEMOCRISTIANI

M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 13/5/18 DAL DAVINOTTI
E anche il Terzo Segreto di Satira giunge al cinema, direttamente da un web che sforna videomaker senza sosta. Il difficile, per questi “collettivi”, è trovare il proprio spazio nell'ambito ben più professionistico del grande schermo, laddove cioè già The Jackal e The pills han parzialmente fallito. I ragazzi del Terzo Segreto, aiutati da Ugo Chiti in sceneggiatura, ne escono sicuramente meglio, con un'opera meno improvvisata e più attenta a seguire - inseguendo un proprio stile - strade maggiormente tradizionali, che scendono a compromessi con la commedia in voga per offrire un prodotto se non altro godibile. I protagonisti naturalmente sono tre componenti del gruppo (Leonardi, Loizzi e Ripoldi), nel film giovani precariamente occupati che si arrabattano come possono soddisfacendo le loro ambizioni da registi filmando matrimoni e spot “in economia” per i sindacati dei lavoratori o l'ANPI. Fortuna vuole che, sul punto di unire gli sforzi con l'apertura di una società, trovino subito un amico (Mandelli) che propone loro di girare uno spot per Africando, una onlus dedicata agli sbarchi degli immigrati ampiamente finanziata da fondi europei e ministeriali. 150 k (ovvero 150.000 euro) per la realizzazione del filmato è l'allettantissima proposta che i nostri hanno ovviamente intenzione di accettare. Almeno finché non si viene a sapere dai giornali che il boss della compagnia è accusato di ogni sorta di nefandezze fiscali. Al di là dei guadagni subentra allora qualche scrupolo, nei tre, che si chiedono se sia giusto accettare soldi forse sporchi, riciclati o chissà cos'altro. Ragionando tuttavia sulla loro infausta posizione sociale faranno due più due, mostrando come il film voglia scavare nelle disillusioni e i compromessi che la vita prima o poi impone a tutti (da cui il titolo, ricavato da una frase celeberrima), in particolar modo ai giovani senza un vero lavoro. Fabrizio (Loizzi) è continuamente rimproverato dal futuro suocero, mobiliere che vorrebbe portarlo a lavorare in ditta, Stefano (Ripoldi) vive in un appartamento con un coinquilino non del tutto per la quale, Enrico (Leonardi) è sposato e, con la moglie incinta (Lodovini), sa bene quanto i soldi di Africando servirebbero... Il film si muove lungo queste coordinate, vivace nella prima parte cui molto aggiunge l'amico con le mani in pasta che Mandelli trasforma in simpatica macchietta "bauscia", molto più debole e dispersivo nella seconda, ove i flashback (al G8 di Genova), i break surreali (Enrico e i suoi sogni a occhi aperti), la parentesi al paese natio in Puglia di Fabrizio ritagliano per ognuno dei protagonisti uno spazio che poteva essere studiato meglio. La coralità del primo tempo si fa ampiamente preferire e trova intuizioni notevoli (lo spot studiato come “Il Quarto Stato” di Pellizza da Volpedo discusso con la coppia Paolo Rossi/Lucia Vasini, l'incontro col commercialista), soprattutto Ripoldi mostra di avere buone potenzialità comiche e le battute centrate non mancano. Naturalmente la regia è ancora da affinare, una certa povertà nella confezione è evidente e la storia nel suo complesso non è esattamente il massimo dell'originalità (le visioni con Lilli Gruber, Peter Gomez e Andrea Scanzi rievocano certi incubi politici fantozziani), ma la volontà di scrivere un copione meno sciatto della norma è evidente e i buoni spunti ci sono. Con qualche aggiustamento il futuro dei tre potrebbe riservare ottime sorprese.
il DAVINOTTI