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TORRENTE 3: EL PROTECTOR

M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 15/11/17 DAL DAVINOTTI
Terza avventura per l'ineffabile Torrente, poliziotto spagnolo senza alcuna morale, viscido e laido fino all'inverosimile (e d'altra parte siamo nel territorio del comico), erede moralmente indegno dei tanti Clouseau dello schermo, forte però di una caratterizzazione strepitosa che Santiago Segura (ancora una volta anche sceneggiatore unico e regista) continua a portare avanti con successo. Qui sembra che il budget sia superiore e già dopo un prologo strepitoso in aereo i titoli di testa in perfetto stile James Bond evidenziano realizzazione eccellente e idee grafiche notevoli. La storia ruota questa volta intorno a un'eurodeputata ambientalista, Giannina Ricci (una splendida Yvonne Sciò), tornata in Spagna per una conferenza nella quale ha intenzione di rivelare i loschi traffici di Petronosa, una grande multinazionale. Un uomo di quest'ultima, tale Montellini (Testi), non ha tuttavia alcuna intenzione di permettere che la donna parli e per questo corrompe la polizia spagnola affinché la scorta della donna venga affidata al loro uomo peggiore così da poterla far fuori agilmente. Inutile dire che l'identikit corrisponde a Torrente, immediatamente galvanizzato dall'idea di ricoprire un ruolo tanto importante. Lo farà a modo suo, ingaggiando una squadra di semi-incapaci e addestrandoli. Appena Giannina arriva in Spagna lui ci prova (e quando la deve difendere le mette le mani sul seno, che la Sciò in una scena mostra pure), ma è solo una delle tante scorrettezze che Torrente non si fa mancare. Agganciatosi a un'idea (quella del bodyguard inetto) vecchia come il mondo, che serve al solito giusto da pretesto per dar vita a situazioni comiche classiche, Segura accentra come sempre su di sé il film mostrandoci il deprecabile Torrente alle prese con personaggi caricaturali (quelli che stanno dalla sua parte) o fintamente seriosi (Testi, la Sciò e tutti gli uomini della polizia). Abbonda con volgarità e sessismo, razzismo, crudeltà gratuite... il tutto accompagnato dal sorriso ebete fintamente sagace che ci fa comunque amare il personaggio. Perché sarà il look (quel riporto inconfondibile...), sarà la genuinità sconfortante con cui giustifica ogni bassezza, la sua allegria idiota, ma Torrente resta unico, persino quando non fa che riprendere gag stravecchie (i sogni a occhi aperti in cui si immagina eroe). E poi questa volta gli salta pure fuori un figlio: sua nonna, in punto di morte, gli svela che la prostituta con cui era stato chissà quanti anni prima gli aveva dato un figlio che è giunta l'ora di riconoscere e aiutare. Inutile dire che il ragazzone in questione è mezzo scemo pure lui, oltre ad avere l'imperdonabile difetto di simpatizzare per il Real Madrid (tutti sanno che Torrente è uno sfegatato tifoso dell'Atletico). Clamorosa sfilata di guest star: John Landis, Oliver Stone, Fernando Torres che scende dall'aereo palleggiando con una bomba, il trio di calciatori del Real al bar (Casillas, Guti, Helguera), Guillermo del Toro e il cantante idolo di Torrente El Fary (gli si presenta in forma di angelo custode ma lui abbracciandolo gli sfila il portafogli).
il DAVINOTTI