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NON C'è CAMPO

M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: N° COMMENTI PRESENTI: 1
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 4/11/17 DAL DAVINOTTI
Il titolo già mette in chiaro la strettissima relazione tra i giovani protagonisti (ma la cosa va estesa a un'intera generazione) e il telefono cellulare. Al tema, già ampiamente scandagliato dal nostro cinema, Moccia si accosta senza ambizioni particolari se non quella di sfruttare l'idea per accomunare iperbolicamente i suoi personaggi dando un senso unitario al film e condirlo con ovvie tirate moralisticheggianti. I nostri sono una classe liceale in gita pre-maturità accompagnati da Laura (Incontrada), la loro insegnante, e da una sua collega (Potenza) più interessata alla propria ricerca da spedire all'università di Boston. La meta è Scorrano, un paesino della Puglia dove si dovrà incontrare un artista (Fortuna) con cui condividere un laboratorio. Tutto bene durante il viaggio in autobus, ma quando una volta lì ci si accorge che i cellulari non prendono, il panico generalizzato s'impossessa della classe, con reazioni isteriche che sottolineano l'assoluta dipendenza dei ragazzi dalla loro vita "social" vissuta attraverso il telefonino. Solo sull'alta terrazza di un edificio le tacche si rimaterializzano (un po' come succedeva in LA PASSIONE): verrà presa subito d'assalto dal gruppo per riattivare i contatti col mondo. E' evidente infatti - ed è questo che Moccia vuol sottolineare - quanto i protagonisti preferiscano trascorrere il loro tempo "virtualmente", poco interessati come sono ad assaporare i veri valori della vita. Proveranno a riportarli sulla “Terra” non solo l'artista con cui collaboreranno ma anche altri abitanti di Scorrano per i quali la rivoluzione tecnologica è ancora lontana. Nel frattempo, in città, il marito (Tognazzi) di Laura se la spassa con un'amante che d'improvviso non ne può più di vivacchiare nell'ombra e decide di reagire, con le conseguenze del caso. Moccia passa in poche parole in rassegna tutte le situazioni più tipiche del melodramma moderno coinvolgendo due diverse generazioni: da una parte i giovani con le loro scontatissime love story consumate tra tradimenti, ripicche, insulti e minacce, dall'altra la coppia in età sul punto di scoppiare. Trarre insegnamenti e morali che non siano già da tempo sotto gli occhi di tutti messe in risalto da film d'ogni tipo e caratura appare ridicolo: Moccia non fa che riunire storielle banali mettendo le mani in un mondo che ha preso di mira da tempo navigando in superficie e scadendo in ovvietà che suonano terribilmente fasulle (l'improvvisata partita a calcio con barattolo), con interpretazioni che vanno dal decente allo scadente al punto che la coppia Incontrada/Tognazzi svetta imperiosa (piace soprattutto il secondo). Corrado Fortuna nel ruolo dell'artista gigioneggia coi sorrisi, si fa voce di una maturità interiore scarsamente riflessa in ciò che dice e che fa (altro momento “basso” la mosca cieca rieducativa) mentre i ragazzi vengon presentati come un coacervo informe da cui saltuariamente emergono figure stereotipate terribili (il nerd blogger, il casanova pentito, la migliore amica che tradisce, lo stornellatore dall'animo poetico). Se non fosse per un certo ritmo garantito da una tecnica non peregrina, per il folklore strapaesano e per alcune caratterizzazioni talmente goffe da muovere al sorriso, ci sarebbe da morire di noia.
il DAVINOTTI

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Markus 6/11/17 10:39 - 2325 commenti

Dopo il disastroso flop di Universitari di quattro anni fa pareva che il Moccia pensiero avesse chiuso baracca per sempre; invece ecco servito il gran ritorno del giovanilistico nella fascia d'età più consona ai canoni "mocciani". Il titolo già evoca il "dramma" dei ragazzi (e non solo) di oggi attraverso un maldestro spaccato di una gita di quinta liceo in Puglia, dove emergono - in una forma ampiamente prevedibile e spesso involontariamente ridanciana - sentimenti, tiritere amorose e caratteri a dir poco stereotipati. Si ride molto.
I gusti di Markus (Commedia - Erotico - Giallo)