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REALIVE

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Realive
Titolo originale:Project Lazarus
Dati:Anno: 2016Genere: fantascienza (colore)
Regia:Mateo Gil
Cast:Tom Hughes, Charlotte Le Bon, Oona Chaplin, Barry Ward, Julio Perillán, Rafael Cebrián, Bruno Sevilla, Daniel Horvath, Alex Hafner, Godeliv Van den Brandt, Melina Matthews, Efrain Anglès, Sebastian R. Bugge, Tony Corvillo, Jordi Cots
Note:Aka "Proyecto Lázaro".
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M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 25/10/17 DAL DAVINOTTI
Da sempre il mito dell'immortalità ispira visioni fantascientifiche. Il cinema ha trattato il tema infinite volte declinandolo in ogni genere ma lasciando che fosse privilegio della fantascienza l'affrontarlo con maggiore interesse creativo. Difficile oggi produrre ancora qualcosa di originale sull'argomento e difatti il regista, Mateo Gil, non fa che replicare con varianti non troppo significative ciò che molto meglio aveva saputo descrivere in APRI GLI OCCHI e relativo remake, di cui fu sceneggiatore per Amenábar. Di nuovo il sonno criogenico insomma, con un giovane (Hughes) cui è diagnosticato nel 2017 un cancro: deciderà di farsi ibernare sperando di risvegliarsi in un futuro per lui più roseo, con la medicina in grado di curarlo. La vicenda è condotta su un doppio binario (quando non triplo): da una parte il novello Lazzaro che riapre gli occhi (appunto...) in un futuro imprecisato ritrovandosi in condizioni non esattamente felici alle prese con cure intensive e medici apprensivi, dall'altra la vita antecedente il grande passo (l'ibernazione), nella quale si dibatte sui motivi e le controindicazioni della scelta. In aggiunta qualche flashback ulteriore con Tom bambino la cui utilità francamente sfugge. Gil (che il film l'ha pure scritto) sembra presumere troppo, volare altissimo senza riuscire a imbastire una sceneggiatura all'altezza, scegliere la strada intimista e antispettacolare (effetti ridotti al minimo indispensabile, scenografie che si limitano a ricreare una stanza d'ospedale e poco più) incagliandosi spesso in monologhi tediosi privi del fascino che vorrebbero trasmettere. Non che il film non riesca - attraverso i silenzi, la solitudine ineludibile del protagonista e il suo sguardo sperduto - a distaccarsi dalla tanta paccottiglia fantascientifica che da anni opprime il genere, ma la povertà della confezione non sembra avere la forza sufficiente per reggere le ambizioni del regista, comunque in difficoltà nel rendere quella complessità concettuale su cui REALIVE vorrebbe porre le basi. La recitazione misurata del cast aiuta comunque a mantenere la serietà di fondo richiesta, la fotografia dai colori tenui abbassa anche visivamente i toni e tutto comunica un sentimento di pace apparente che contrasta sempre più coi tormenti interiori del protagonista. Gil dimostra di saper cogliere nel segno quando racconta a brevi tappe la storia d'amore “impossibile” tra Tom e Naomi (Chaplin, nipote di Charlie), destinata a perenni rimandi causati dall'alternanza delle situazioni in cui si trovano i due, sentimentalmente impegnati nel momento in cui l'altro invece sarebbe disponibile. Il segmento ambientato nel futuro, di gran lunga dominante, offre invece interazione scadente tra gli attori in scena e trovate tipicamente fantascientifiche banali e inutili (nonché mal realizzate) come il “mind-writer”, meccanismo che applicato in testa “visualizza” i ricordi di chi lo indossa. Il finale si rivela altrettanto debole, degno corollario di un'opera velleitaria, diretta con un certo gusto ma fiacca, priva del misterioso incanto che aveva reso indimenticabile APRI GLI OCCHI (si capisce così quant'erano in quel caso i meriti di Amenábar, talento superiore).
il DAVINOTTI