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THE LIMEHOUSE GOLEM

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The Limehouse golem
Titolo originale:The Limehouse Golem
Dati:Anno: 2016Genere: thriller (colore)
Regia:Juan Carlos Medina
Cast:Olivia Cooke, Bill Nighy, Douglas Booth, Eddie Marsan, María Valverde, Sam Reid, Adam Brown, David Bamber, Paul Ritter, Daniel Mays, Mark Tandy, Morgan Watkins, Peter Sullivan, Henry Goodman, Damien Thomas
Note:Da un romanzo di Peter Ackroyd (1994)
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M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 20/10/17 DAL DAVINOTTI
Da un romanzo di Peter Ackroyd un thriller inglese ambientato nella Londra del 1880, di cui Limehouse è una zona. Vi si aggira una sorta di Jack lo Squartatore chiamato il Golem, che non fa poi molto di diverso rispetto al suo più celebre collega: ammazza prostitute allargando però il raggio anche a studiosi e altri personaggi. Sulle sue tracce l'ispettore Kildare (Nighy), che sul muro della stanza dell'ultimo delitto rinviene una frase contenuta in un'opera di De Quincey. Recatosi in biblioteca scopre che, sulle pagine del libro, proprio il killer ha lasciato una serie di frasi empie e disegni inequivocabilmente ascrivibili al golem! Bisogna risalire a chi, nella data esatta riportata su quelle stesse pagine, era in biblioteca. Si ha così il primo gruppo di quattro sospetti, tra i quali figura persino Karl Marx, il filosofo! Contemporaneamente si seguono le disavventure di Lizzie Cree (Cook), teatrante accusata di aver ucciso il marito con un cordiale avvelenato. Sarà un caso che quest'ultimo fosse anche nella lista dei sospettati della biblioteca? Fioccano i flashback della vita di Lizzie, nel frattempo rinviata a processo con l'accusa di omicidio: le sue prime esperienze a teatro assieme al celebre commediante Dan Leno (Booth), i giorni assieme a suo marito... Le due vicende s'incrociano e – anche a causa dei tanti flashback piazzati in mezzo a sorpresa – un po' di confusione la si genera. Il film è comunque condotto da Juan Carlos Medina con apprezzabile accuratezza (poco riflessa da una fotografia talvolta pacchiana nella scelta di luci e chiaroscuri) e la direzione del cast è buona, con un Bill Nighy perfetto nel ruolo dell'ispettore comprensivo nei confronti della donna e meno con gli altri, aiutante incluso. La ricostruzione è discreta, nonostante qualche rigurgito digitale evitabile, la sceneggiatura della quotata Jane Goldman regge le intricate diramazioni da giallo puro cercando di mescolarle con innesti che favoriscano il thriller. Si esagera con le rievocazioni del passato di Lizzie lasciando troppo spazio alle esibizioni sul palcoscenico e ai “dietro le quinte” (laddove l'ocra degli interni si fa ingombrante e artificioso), si fatica nel ricollegarsi a omicidi di settant'anni prima coi quali esistono pretestuosi collegamenti e in questo la regia non sempre trova la capacità di organizzare sensatamente il tutto. Dietro la coltre di fumo in cui si naviga tra un flashback e un interrogatorio si individua il filo che costituisce l'essenza dell'indagine, preparatoria a un valido colpo di scena finale compreso di corsa contro il tempo. Che alla base ci sia un romanzo interessante lo si intuisce, ma la realizzazione tende a perdersi in divagazioni prolisse e andirivieni temporali che finiscono coll'appesantire inutilmente la narrazione.
il DAVINOTTI