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ELOISE

M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 1/10/17 DAL DAVINOTTI
Non un nome di donna in questo caso ma quello di un gigantesco ospedale psichiatrico del Michigan, costruito nel 1832 e chiuso nel 1982 in seguito a voci di trattamenti disumani dei pazienti e a un devastante incendio che lasciò in piedi solo quattro dei settantotto edifici di cui era composto. Inutile dire che a capo vi stava il più classico dei Mengele da film horror, qui impersonato dal fu T-1000 Robert Patrick. A perlustrare di notte la costruzione, ormai abbandonata e da molti considerata covo di fantasmi (e ti pareva), quattro giovani alla ricerca di un certificato utile a uno di loro, Jacob (Crawford), per incassare l'eredità di oltre un milione di dollari lasciata dal padre fresco defunto. Serve però trovare il foglio che attesti la morte della zia, unica parente che potrebbe – se trovata in vita – condividere il lascito e lì un tempo ricoverata. Raggiunta Detroit con un amico topo d'appartamenti (Jackson), Jacob scopre che il certificato è conservato in un'area riservata dell'ospedale, per accedere alla quale ci vuole il permesso del tribunale. Ma siccome di aspettare sette mesi i due non han voglia, contattano un tizio mezzo matto (Byrne) che conosce il posto e ha le mappe per orientarcisi. Ad accompagnare i tre si unisce la sorella (Dushku) del matto, figlia di un'infermiera che lavorava all'Eloise. E finalmente ci siamo: parte l'avventura notturna tra i corridoi dell'ex manicomio infestato da spiriti e presenze. Non esattamente una novità... E dal momento che la regia di Robert Legato non è il massimo si può facilmente capire a cosa si andrà incontro. La sceneggiatura, esaurite le presentazioni dei personaggi, scompare per lasciar spazio alle grida, alle corse per i corridoi bui e ai flashback virati seppia in cui ritroviamo il professore sadico alle prese coi pazienti che tanto amava torturare (lobotomie a raffica e altre amenità). Il problema, per i quattro, è che i flashback si fanno sempre più vivi fino a irrompere con decisione nella realtà confondendo i due piani come usa in questi casi. Ci sarà il tempo per un paio di forzatissimi colpi di scena sull'identità della zia e del professore, con paradossi temporali di contorno e un finale che a sorpresa libera una sua certa poeticità. Se non altro ci si staccherà dalla pioggia di déjà vu che fin lì aveva oppresso un horror di nessun interesse, costruito come mille altri (curiosa la perfetta contemporaneità d'uscita, primi giorni del 2017, con il simile RAVENSWOOD) e decisamente fiacco. Il cast non brilla, i balzelli da matto col botto di Byrne presto irritano, la bella Dushku ci mette poco a farsi attrarre dal belloccio Crawford e Jackson completa il quartetto con qualche battuta miserella. Si può evitare...
il DAVINOTTI