Cerca per genere
Attori/registi più presenti

MY BIG NIGHT

M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 29/9/17 DAL DAVINOTTI
Travolgente commedia in puro stile Álex de la Iglesia, pregi e difetti compresi. Geniale, originale, girata alla velocità della luce, straparlata e come sempre ipertrofica fino a una saturazione che rischia di arrivare anche prima del previsto! Siamo negli studi televisivi dove si sta registrando (da una settimana!) la trasmissione che verrà mandata in onda la notte di Capodanno. Comparse pronte ad applaudire e ridere a comando, ospiti musicali che si esibiscono tra succinti corpi di ballo, sala regia attivissima, organizzatori in continuo fermento... A tutto quello che ci si può aspettare in occasioni così, de la Iglesia aggiunge il suo inconfondibile tocco grottesco, che apre il film con un incidente quasi mortale tra i tavoli, dove - lo scopriremo poi - imperversa un'autentica iettatrice, splendida quanto pericolosa: uno dei tizi sedutole accanto si becca un'intera gru con telecamera sulla testa, finendo quasi spiaccicato. Un incipit tutto da ridere che ci introduce ad alcuni dei protagonisti: il lavoratore interinale chiamato in sostituzione del malcapitato proprio mentre sua madre resta a casa da sola, il cantante stagionato alla Iglesias, tale Alphonso (Raphael), con ampio camerino futurista dove staziona un suo figlio adottivo con mire assassine, il cantante giovane alla Bon Jovi chiamato "il pompiere" (Casas) che invece nel camerino si ritrova una fan decisa a prelevare il suo sperma per portarlo in una clinica dove fecondarlo artificialmente, un approfittatore che vende all'asta tutto quel che ruba agli invitati vip... In aggiunta altri personaggi secondari utili a movimentare l'azione quando già non lo fa abbastanza il regista col suo ritmo forsennato. Riprese e montaggio perfetti, dal punto di vista della tecnica, sia chiaro: basti vedere come vengono gestite le esibizioni sul palco per capire le capacità del regista; il quale però ricade quasi sempre nello stesso problema fin dai tempi di AZIONE MUTANTE: ritmi tanto sostenuti rischiano di intontire! All'inizio si rimane affascinati dalla quantità di idee profuse, dalla ricchezza dei velocissimi botta e risposta, dall'ironia dissacrante, dalle performance quasi almodovariane del cast; poi ci si accorge che, come sempre, il troppo stroppia; ed emerge la superficialità evidente dell'operazione, legata a un giocoso scambio di battute inserito nel vorticoso inseguirsi dei personaggi tra il palco e il dietro le quinte, coi manifestanti fuori degli studi che costringono i televisionari in una dorata prigione buñueliana. In poche parole i limiti sono quelli che chi conosce il regista può già facilmente prevedere. L'ambiente resta ben descritto, l'approccio molto personale: è giusto che de la Iglesia i suoi fan li abbia. Riuscisse ogni tanto a rilassare un po' il suo cinema...
il DAVINOTTI