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THE DEVIL'S DOLLS

M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 27/9/17 DAL DAVINOTTI
Un titolo diciamo non esattamente originale, per un horror... Ah no, un momento, c'è una “esse” in più! Già; l'unica variante sul tema della bambola del diavolo è questa volta una mera questione numerica: il serial killer del caso (quello non manca mai) si porta infatti dietro tre o quattro bambolette voodoo in versione mignon che, morto lui già nel prologo, finiscono in mano a Matt (Wiehl), il poliziotto che si occupava del caso. Questi le lascia sul sedile posteriore dell'auto e a impossessarsene di nascosto è sua figlia Chloe, la quale le rivende ai conoscenti fingendo di averle fatte lei, con i complimenti di mammà (Smith). Che fanno di male le bambolette? Semplice: chi le ha con sé, dopo un po' comincia a sbiancare, a buttare gli occhi in alto e ad accoppare chi sta nei pressi con le tecniche più disparate. Vai te poi a capire che l'improvvisa possessione dipende da quello... Toccherà aspettare l'intervento della solita stregona, cacciata in malo modo quando poco dopo la morte del killer aveva cercato di riprendersi le bamboline. Lei sa tutto e tira fuori i suoi libroni malefici per spiegare, vaneggia di “bambole della preoccupazione” (il titolo originale è WORRY DOLLS) e dà già per spacciata la povera figlioletta del poliziotto, agonizzante in ospedale con complicanze dovute a crisi epilettiche. Insomma, un horror di quelli senza idee prodotti in serie negli Stati Uniti, salvato parzialmente da una discreta fotografia ma che si schianta contro interpretazioni paratelevisive e una sceneggiatura che poco può per dare un senso alla consuntissima idea di base. D'altra parte già il prologo è del tutto pretestuoso, con un incipit torture-porn e la vittima che, liberatasi, finisce inseguita dal nostro killer con trapanone elettrico, da usarsi contro un poliziotto cretino arrivato lì per salvare la ragazza e fermatosi in auto dando il tempo all'omicida di bucargli la testa dal finestrino (pregevolissima scena splatter, peraltro). Ammazzato il killer attaccano i tormenti del protagonista, mollato dalla moglie per non aver festeggiato in tempo insieme il compleanno della figlia causa impegni lavorativi (che novità...). La collega (Jackson) aiuta il povero Matt a combattere la depressione e intanto, causa bambolette regalate dalla piccola a cani e porci, i delitti ripartono. Gli effetti non sarebbero nemmeno malaccio, le citazioni si sprecano (il delitto con cesoie è girato come uno smaccatissimo omaggio a THE BURNING) e la regia di Padraig Reynolds tiene botta, in un modo o nell'altro. Ma poi, quando si capisce che il soggetto vola ad altezza pavimento e che la fattucchiera è l'unica soluzione per salvare la bimba, il tutto precipita definitivamente. Wiehl ci mette l'impegno, nonostante un viso tragicamente inespressivo, la piccola frigna e fa le facce (le fan pure accoltellare un cane, fuori campo), gli altri si agitano un po' per drammatizzare, gli effettisti gettano sangue un po' qui e un po' lì a far colore, la rianimazione finale dà il colpo di grazia. Prima dei titoli di coda c'è ancora qualcuno che si aggira misteriosamente per i boschi con l'accetta. Starà preparandosi a tagliare i personaggi del sequel per dare una mano in regia?
il DAVINOTTI