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KON-TIKI

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Kon-Tiki
Titolo originale:Kon-Tiki
Dati:Anno: 2012Genere: avventura (colore)
Regia:Joachim Rønning, Espen Sandberg
Cast:Pål Sverre Hagen, Anders Baasmo Christiansen, Tobias Santelmann, Gustaf Skarsgård, Odd-Magnus Williamson, Jakob Oftebro, Agnes Kittelsen, Peter Wight, Amund Hellum Noraker, Eilif Hellum Noraker, Elisabeth Matheson, Kasper Arneberg Johnsen, Edward Kling, Jo Adrian Haavind
Note:Aka "Kon Tiki". Basato sulla storia vera di Thor Heyerdahl, che nel 1947 partì dal Perù per la Polinesia su una zattera (il Kon-Tiki) assieme a cinque amici.
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M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 7/6/17 DAL DAVINOTTI
La vera avventura vissuta dall'esploratore norvegese Thor Heyerdahl (Hagen), che per dimostrare come la Polinesia fosse stata scoperta dai sudamericani in epoca precolombiana e non dagli indocinesi come tutti credono, costruì una zattera con materiali già utilizzabili ai tempi degli Inca e il 28 aprile 1947 partì con cinque amici dal porto di Callao, in Perù, alla volta delle isole polinesiane. Tempo previsto del viaggio: tre mesi. Il film, che ricostruisce l'avventura partendo da brevi flash d'infanzia (in Norvegia) e una più lunga parentesi giovanile (a Fatu Hiva) del protagonista, lascia spazio anche a quanto precedette il viaggio raccontando del genuino desiderio di colui che, convinto dalle parole degli indigeni (adoravano il dio Kon dicendo che fosse venuto da ovest), andò contro l'opinione comune spiegando come esistesse davvero la possibilità già in epoca antica di compiere la traversata del Pacifico. La zattera assemblata per l'ambizioso obiettivo, chiamata Kon-Tiki proprio in onore del dio Inca, molla gli ormeggi tra lo scetticismo generale e dopo quasi metà film in cui fin troppo spazio s'è lasciato alle esperienze passate di Heyerdahl, alle relazioni accademiche sulla sua rivoluzionaria teoria, all'incontro col primo compagno di viaggio e al rapporto con la moglie. Perché è chiaro che lo spettacolo si apre quando comincia il viaggio, illuminato da un fotografia dai colori meravigliosi, di un azzurro intenso, con cielo e mare quasi a confondersi in un'orizzonte infinito. Non è certo la prima volta che l'oceano fa da suggestiva cornice alla solitudine di chi volontariamente o meno ci si perde dentro; per questo non ci si può stupire troppo di quanto si vedrà e se ancora una volta l'inconveniente maggiore avrà la forma di uno squalo; prima di un gigantesco squalo balena, poi dei bianchi in branchi; mai gratuitamente feroci come siamo abituati a vedere ma nemmeno troppo pacifici, ben resi da una regia che sa mantenere la misura concedendosi comunque qualche scena ad alta tensione (che per fortuna non indulge mai nell'effetto digitale facilmente smascherabile). Poiché tratto da una storia vera (filmata già al tempo dall'equipaggio, che col montaggio di quel girato vinse pure l'Oscar nel 1952!) KON-TIKI non offre chissà quali colpi di scena o momenti d'orrore, né la sceneggiatura pare contenere gran perle. Sono abili però i due registi norvegesi (non a caso reclutati in coppia per dirigere cinque anni dopo LA VENDETTA DI SALAZAR, quinto capitolo dei Pirati dei Caraibi) a seguire l'avventura con riprese avvolgenti e panoramiche dall'alto, a mostrare pesci e pescicani da sotto e da sopra, a colpire con spiagge dai colori abbacinanti da autentico Paradiso in Terra. Nulla di memorabile tuttavia nelle solo corrette interpretazioni e più in generale nella messa in scena di un'avventura proseguita dai suoi protagonisti tra eroismo e scelleratezza. A colpire sono sempre e comunque le riprese e i colori, perché il resto si mantiene nei canoni del film di qualità senza troppe frecce al proprio arco. I due registi norvegesi celebrano il loro concittadino (il Kon-Tiki originale è conservato al museo di Oslo) con buon gusto e senza voler inutilmente strafare, affidandosi al fascino naturale del mare e di chi lo abita.
il DAVINOTTI