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THE BEATLES: SGT PEPPER & BEYOND

All'interno del forum, per questo film:
The Beatles: Sgt Pepper & beyond
Titolo originale:It Was Fifty Years Ago Today... Sgt Pepper and Beyond
Dati:Anno: 2017Genere: documentario (colore)
Regia:Alan G. Parker
Cast:Julia Baird, Andre Barreau, Pete Best, Jenny Boyd, Tony Bramwell, Ray Connolly, Tony Crane, Hunter Davies, Steve Diggle, Neil Harrison, Bill Harry, Freda Kelly, Billy Kinsley
Visite:163
M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 2/6/17 DAL DAVINOTTI
Non si capisce per quale motivo sia uscito nei cinema un documentario uguale ai mille che passano in tv o si ritrovano nei cestoni delle offerte dei dvd, costruiti intorno a un album (ma in questo caso nemmeno troppo) senza che dello stesso se ne possa ascoltare una sola nota! Gli intenti erano lodevoli: raccontare l'addio dei Beatles alla loro fase "live", abbandonata in favore di una dimensione esclusivamente da studio che li avrebbe portati a partorire come prima prova l'epocale "Sgt. Pepper's Lonely Heart Club Band", giudicato da sempre uno dei dischi più importanti della storia. Alan G. Parker (assolutamente niente a che vedere con l'Alan Parker che ha legato il suo nome ad auentici classici "musicali") individua l'origine della frattura con il pubblico nella famigerata intervista in cui Lennon dichiarò come i Beatles fossero al tempo più famosi di Gesù Cristo. Da lì l'ultimo tour americano, nel 1966, l'aggressione alle Filippine, l'infatuazione per lo spiritualismo di Maharishi e gli embrioni della complessa operazione alla base del disco: dallo studio della copertina alle prime elaborazioni per un "concept" mai realmente nato. Poi le interviste che nel lungo periodo di transizione, in attesa dell'uscita del disco, riempivano le pagine dei giornali avidi di notizie sui quattro di Liverpool, qualche filmato inedito (non manca mai), suggestive fotografie d'epoca; ma alla fine il film lo fanno le parole di collaboratori e studiosi del gruppo, senza che mai si possa spezzare il verboso filo del discorso (in Italia è uscito coi sottotitoli, che non si fermano per un secondo) con qualche canzone, con lo sprazzo di un'esibizione. Macché, i Beatles raccontati come fossero semplici personaggi storici, senza che mai possano comunicare con il tramite principale della loro arte, la musica. E nasce quindi inevitabile il confronto col precedente EIGHT DAYS A WEEK di Ron Howard, più divulgativo e superficiale, va bene, ma travolgente nelle parti “live”, in grado quello sì di trasmettere l'impetuosa follia dei concerti; film "vero", non piatta raccolta di testimonianze montate senza fantasia con fiumi di parole spesso di rara futilità. Del processo compositivo non si dice nulla mentre ci si sofferma molte volte su aneddoti superflui, si evidenzia l'ansia degli autori di restituire a McCartney lo scettro di leader e anima colta nonché sperimentale del gruppo, ci si concentra troppo a lungo sulla figura del loro manager Brian Epstein, cui è dedicata un'ampia parentesi. Chi conosce il materiale d'epoca sui Fab Four è difficile trovi qui qualcosa di particolarmente intrigante (forse qualche intervista al guru indiano Maharishi), gli altri si sorbiranno le parole di parenti (la sorella di John), segretari ed esegeti che mettono insieme qualche ricordo nel vano tentativo di descrivere il fenomeno peraltro sovente ripetendosi. In italiano, tra sottotitoli e passaggi dei nomi di chi viene intervistato, si fatica non poco. Se poi si considera che si sfiorano le due ore...
il DAVINOTTI