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ZOOMBIES

M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 30/4/17 DAL DAVINOTTI
C'è un parco per animali rari e non, dalle parti di Atlanta: si chiama Eden e ospita un gran numero di specie a rischio estinzione. Non è Jurassic Park, insomma (citato nel film come ormai si fa sempre quando si tende ad avvicinarsi troppo a un'idea altrui), ma siamo da quelle parti lì. Quando nella clinica del posto alcune scimmiette sotto esperimento si trasformano in bestie assetate di sangue scappando dalle gabbie e ammazzando ferocemente quasi tutti i medici che le seguivano (all'unico sopravvissuto escon fuori dal petto in un secondo tempo squarciandolo nemmeno fossimo in ALIEN) siamo già in fase di diffusione dell'epidemia. Uno sparuto gruppo di visitatori, gli agenti di sicurezza e i lavoranti del posto si trovano in pratica alle prese con animali pronti ad attaccarli spietatamente. Cominciano un paio di giraffe dai movimenti alquanto rigidi: ruggiscono prendendo a capocciate le loro prossime vittime arrampicatesi sugli alberi come perfette esche. E allora dagli addosso, spara, mira al cervello, grida mentre le giraffe fan penzolare quei poveri ragazzi dalla bocca... Però un attimo, perché qui siamo già oltre la mezz'ora di film, una mezz'ora in cui non è successo praticamente nulla e che ha già lasciato intuire la povertà del copione nonché la scarsa resa del cast. Giusto Kim Nielsen, che nei panni della dottoressa Ellen Rogers ha il compito di gestire il parco, mostra un minimo di convinzione, specie nei suoi duetti con la piccola LaLa Nestor. Gli altri son la solita carne da macello variamente assortita pronta a esaurire i caricatori e fuggire intervallando le due cose con botta e risposta insulsi e vani tentativi di fuga, magari inseguiti dai leoni mentre guidano in jeep (animazioni in computergraphic che le corse di Kimba sembran più vicine alla realtà). La resa degli effetti è poveristica e le apparizioni degli animali “zombizzati” si limita a poche scene, nelle quali oltretutto il make up delle bestie si rivela pressoché inesistente; al punto che potremmo parlare semplicemente di animali feroci affamati senza dover tirar per forza in ballo strani virus. L'importante è comunque evitare che gli uccelli – si ritiene possano essere stati contaminati anch'essi - escano dalla grande voliera in cui stanno, perché poi contienila tu un'epidemia se quelli se ne volan via... Arriverà anche la polizia senza far molto, come poco fanno un po' tutti gli uomini in fuga, che preferiscono parlare dei loro problemi di socializzazione o comunicare via radio con la dottoressa che continua a ripetergli "occhio, lì siete in pericolo": l'unica idea un po' diversa per risolvere la questione viene alla bambina, la quale peraltro deve pure impegnarsi a combattere con il suo koala impagliato improvvisamente animatosi (qui si sconfina nella follia, ma perché farsi troppe domande...). Il finale alla voliera tra lingue di fuoco e uccelli che si librano incendiati nella notte ha un suo sinistro fascino, ma arriva troppo tardi: a livello di spettacolarità si è già raggiunto il nadir del genere. Allontanatevi, allontanatevi, non c'è niente da vedere...
il DAVINOTTI