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LASCIAMI PER SEMPRE

M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: N° COMMENTI PRESENTI: 2
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 22/4/17 DAL DAVINOTTI
Aggiornamento per modo di dire della riunione familiare caotica alla MANIACI SENTIMENTALI (che resta ancor oggi il miglior esempio della formula che Simona Izzo ha tentato di replicare più volte al cinema), LASCIAMI PER SEMPRE manca innanzitutto di quegli interpreti che possano donare credibilità e verve allo sforzo corale. Così, dopo un prologo in barca che lascia allibiti per quanto appaia buttato lì nemmeno fossimo in una fiction di bassa lega (sensazione già anticipata dai terribili titoli di testa stile telenovela), il film si sposta nella solita ricca villa con giardino dalla quale già sappiamo che non si uscirà più. E' lì che lentamente converranno gli invitati al compleanno di Lorenzo (Bellisario), figlio della stessa Viola (Bobulova) che avevamo visto veleggiare nel prologo (antecedente di dieci anni). Lei, divorziata dall'uomo di allora e accasatasi con Nikos (Gazzè), musicista impalpabile, ritroverà alla magione le due sorelle Carmen (Rossi) e Aida (Cervi) e una quantità di figli, cognati, ex mariti e parenti assortiti che daranno vita a una prevedibile sarabanda di rinfacciamenti, reciproche offese e un po' tutto quello che può essere utile ad animare un pranzo di famiglia che si preannuncia piuttosto insipido (e non certo a causa delle portate). I personaggi sono tutti ricavati da stereotipi usurati, tanto che anche l'ottimo Maurizio Casagrande è costretto a rispolverare il suo bagaglio di teatrante per strappare a fatica qualche risata nel ruolo di vittima predestinata: prova ad emergere dal mare di velate offese ad opera di tutti con timidi e vani scatti d'orgoglio alla Verdone che lo rendono ulteriore bersaglio di scherno. Allo stesso modo il pur divertente Mariano Rigillo - nella parte del capofamiglia che non va mai per il sottile - non può che ricalcare motti e battute stravisti che evidenziano i limiti di un copione solo lontano parente di quelli ben più brillanti scritti dalla Izzo in passato; a tratti sembra anzi di vederne una scipita parodia, modellata su uno scheletro nobile ma assemblata senza idee, riciclando personaggi per infilarli in microstorie esili che senza avere il tempo per essere sviluppate decentemente risultano superficiali e abbozzate, in una villa abitata da figure che passano per dire quattro cose spesso superflue (specialmente nel caso dei giovani) e riabbandonare la scena lasciandola a blandi scorni tra sorelle (la più naturale sembra Veruska Rossi) e alla love story con ragazza inconsciamente condivisa da padre e figlio. Un po' del tocco sanguigno, verace della Izzo è rimasto, ma le interpretazioni sottotono e la mancanza di personaggi carismatici fanno gradualmente affondare il tutto. Se non altro un andamento ancora piuttosto vivace il film lo mantiene...
il DAVINOTTI

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Markus 26/4/17 9:45 - 2321 commenti

Il casolare radical chic di campagna, il buon cibo, la famiglia allargata, gli amici e... mille paranoie da affrontare. Sorta di Maniaci sentimentali vent'anni dopo con i consueti tormenti rancorosi di generazioni a confronto, stavolta non avvalorati (o quantomeno resi "credibili") da un comparto attoriale complessivamente non all'altezza. Opera eccessivamente logorroica e pretenziosa; senza una solida struttura narrativa o delle vicende solamente interessanti. Si assiste, tediati, a mille parole senza che queste siano seducenti. Deludente.
I gusti di Markus (Commedia - Erotico - Giallo)

Sircharles 25/4/17 20:28 - 47 commenti

Un groviglio di rapporti affettivi e sentimentali intricati o fallimentari, un affresco di famiglia con troppa carne al fuoco, poca fantasia ed eccessiva foga narrativa. Sotto traccia, ambizioni di analisi socio-psicologica, fra dinamiche di coppia e parentali, che naufragano in una scrittura pretenziosa, in un fiume di parole, in toni sopra le righe. Deprecabile l'uso massiccio del nudo in maniera spesso gratuita, fra organi e natiche maschili e seni che fanno più volte capolino. Emerge solo la lineare brillantezza recitativa di Casagrande.
I gusti di Sircharles (Azione - Commedia - Thriller)