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GOMORROIDE

All'interno del forum, per questo film:
Gomorroide
Dati:Anno: 2017Genere: comico (colore)
Regia:Francesco De Fraia, Raffaele Ferrante, Domenico Manfredi
Cast:Francesco De Fraia, Raffaele Ferrante, Domenico Manfredi, Lavinia Biagi, Francesco Procopio, Titti Cerrone, Nicola Nocella, Mariano Bruno, Carmine Monaco, Elisabetta Pellini, Mirko Setaro, Giovanni Ferreri, Maurizio Casagrande, Francesco Paolantoni
Note:Francesco De Fraia, Raffaele Ferrante, Domenico Manfredi sono noti in tv e su web come "I ditelo voi".
Visite:338
M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: N° COMMENTI PRESENTI: 1
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 20/3/17 DAL DAVINOTTI
Direttamente dalla rete e dalla webserie GOMORROIDE una sorta di blandissima parodia che guarda al celebrato successo del film ispirato al libro di Saviano e della più recente serie televisiva omonima venduta in tutto il mondo. Curioso il metodo utilizzato per passare da un media all'altro, che suggerisce un'inattesa deviazione metacinematografica: si immagina che la camorra, seguendo GOMORROIDE in tv, ritenga giustamente di essere sbeffeggiata e di farci la figura di un'organizzazione vetusta e ridicola. Insopportabile, per chi campa puntando all'effetto opposto! Chi si permette di prenderla in giro deve pagare con la vita! E così ecco che ai tre attori protagonisti della fiction (su web sono noti come "I ditelo voi", ma nel film mantengono sempre i nomi singoli) vengono recapitate, negli studios, altrettante pallottole come avvertimento. La polizia è allertata. L'allarme sale di grado quando uno di loro finisce preso a pistolettate dal fratello della sua amante (la nana di un circo!) e non trova di meglio che incolpare - di fronte alla moglie che sta ascoltando la sua testimonianza - proprio la camorra, cogliendo la palla al balzo. Ce n'è abbastanza per assegnare una scorta ai tre artisti, che rientrano così nel programma di protezione della polizia guidato da un'agente dura e affascinante (Biagi). E qui il film, già non esattamente coinvolgente, esaurisce le poche cartucce a disposizione e si ritrova a non saper bene dove andare, confidando forse nella speranza che l'affiatamento tra i tre protagonisti possa produrre qualche scambio decente. Purtroppo, senza una sceneggiatura minima a cui appoggiarsi e un soggetto che non trova spunti in grado di movimentare la traccia di base, il risultato non può che essere molto vicino al deprimente, e questo nonostante la recitazione sufficiente dei tre, probabilmente il dato più positivo del film. Né molto può arrivare dalle partecipazioni straordinarie di Mirko Setaro (l'occhialuto dei Trettrè, fisicamente ancora identico ai tempi del Drive-in ma decisamente spento e defilato nel ruolo del padre/manager di Lello), Nicola Nocella (il prete ex-boxeur del convento in cui i tre dovrebbero venire nascosti), Maurizio Casagrande (è il commissario, l'unico che in qualche modo - e nei limiti - riesca a far valere il proprio talento). Gli intenti parodistici vengono presto abbandonati in favore di una più tradizionale commedia di costume in cui infilare qualche battuta, l'abbozzo di un rapporto sentimentale (con l'agente della protezione) e una rappresentazione all'acqua di rose e lontanissima dalla credibilità per la camorra, in cui a divertire è solo la coppia di fratelli gangster che vanno avanti citando frasi di loro padre (bravo soprattutto Paolantoni). Il finale, che sembra voler inizialmente azzardare una rivolta popolare, svolta invece presto in direzione di un allibente epilogo a tarallucci e vino che lascia sconcertati, agganciato perdipiù a una coda “matrimoniale” terribile. Il cinema ha esigenze (di regia innanzitutto) precise; difficile pensare di soddisfarle così...
il DAVINOTTI

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Piero68 20/3/17 11:13 - 2210 commenti

Che la trasmissione di partenza si chiami Zelig o Made in Sud non fa nessuna differenza. Spesso il prodotto che ne deriva è carente e inguardabile sotto ogni punto di vista. Perché un conto è proporre uno sketch di pochi minuti in cui necessariamente devono ricorrere dei tormentoni, un altro è tenere alta l'attenzione e il ritmo per 90 minuti evitando accuratamente ripetitività e/o situazioni poco funzionali. Gomorroide è solo l'ennesima operazione economica messa in scena per sfruttare la fama televisiva. Salvo solo Casagrande e Paolantoni.
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