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UN TIRCHIO QUASI PERFETTO

All'interno del forum, per questo film:
Un tirchio quasi perfetto
Titolo originale:Radin!
Dati:Anno: 2016Genere: commedia (colore)
Regia:Fred Cavayé
Cast:Dany Boon, Laurence Arné, Noémie Schmidt, Patrick Ridremont, Christophe Canard, Sébastien Chabal, Christophe Favre, Yvonne Gradelet, Karina Marimon, Isabelle Ziental, Audrey Rhodes-Greig
Note:Aka "Radin l'avaro".
Visite:99
M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: N° COMMENTI PRESENTI: 1
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 17/3/17 DAL DAVINOTTI
La commedia francese tende sempre di più a concentrarsi sull'idea semplice per poi lavorarci intorno in fase di sceneggiatura. Dany Boon, che continua a rappresentarla meglio di chiunque altro, passa da una caricaturizzazione all'altra affinando le sue capacità; che si confermano buone anche qui, naturalmente, ma dallo sfruttamento di un tema tanto abusato era lecito aspettarsi molto di più. Le novità scarseggiano e il violinista François Gautier è, almeno inizialmente, una semplice macchietta: per risparmiare spegne tutte le luci in casa, costringe le cassiere del supermarket a rifare i conti se non corrispondono per 5 centesimi ai suoi, ricicla i regali, se gli prestano una penna non la restituisce, si fa psicanalizzare dal suo direttore di banca e vive da solo per non dover pagare la cena a nessuno... Niente di diverso da ciò che potrebbe fare chiunque senza sforzi di fantasia se decidesse di economizzare ovunque. La vera svolta avviene quando gli piomba in casa la figlia (Schmidt) che non sospettava di avere, nata probabilmente a causa dell'uso, al tempo, di un preservativo scaduto e convinta che lui risparmi per poter fare segretamente generose donazioni a un gruppo di orfani messicani (così le ha fatto credere mamma per nascondere l'evidente tirchieria di papà). Tra lei e la collega di lavoro che nel frattempo di François s'è innamorata (Arné) le spese impreviste raddoppiano, triplicano, centuplicano facendo scendere i sudori freddi al povero violinista, impreparato a tanto scialacquo improvviso. Boon è, come si è detto, bravo a interpretare il ruolo con l'abituale misura e capace di rendere plausibili atteggiamenti che di fatto lo sono solo in ottica parodistica. Alcune singole scene - per quanto già sperimentate in mille altre occasioni - ottengono l'effetto sperato per l'attenta costruzione (si veda quella al ristorante ad esempio), ma sono piccole gemme in un insieme sgradevolmente buonista fino all'eccesso, lontanissimo dalla frizzantezza delle migliori commedie transalpine, poggiato su di una sceneggiatura di maniera che nella seconda parte va letteralmente in pezzi rifilandoci un interminabile finale "con ovvia riappacificazione" nel quale si scoprono risvolti drammatici fuori luogo che tentano artatamente di dare consistenza a una storia che non ne necessitava affatto. La figura della figlia accentra su di sé il peggio che il film potesse offrire, e lasciarle tutto quello spazio ha significato indirizzare il film verso lidi più consoni all'ennesima rilettura di Scrooge in chiave moderna. Se già prima le risate non abbandonavano, da metà film in poi scompaiono quasi del tutto per lasciar spazio alla graduale e interminabile fase di redenzione, condita dalle solite espressioni abbattute di un Boon impossibilitato a sfruttare il proprio talento comico. Si ricorda con piacere l'esecuzione lampo in concerto delle 4 stagioni vivaldiane (tutta l'opera in 12 minuti perché il protagonista ha fretta di tornare a casa). Ritmi blandi, personaggi secondari mai incisivi (il vicino di casa con sei figli).
il DAVINOTTI

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Markus 17/3/17 10:44 - 2101 commenti

Eccoci nuovamente alle prese con l'avarizia cronica di alcuni individui che dà spettacolo: da L'avaro di Molière al tirchio di Cavayé il passo alla fine è breve, perché questo "difetto" regala sempre situazioni-limite che la commedia degli equivoci (di cui i francesi sono maestri) parrebbe essere una solida base sulla quale costruire una storiella attorno; ma qui casca l'asino, perché dopo un inizio promettente la vicenda si ripete stancamente e si capisce sin da subito che reggerà solo per la bravura di Boon. Vedibile, ma deludente.
I gusti di Markus (Commedia - Erotico - Giallo)