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SHARKENSTEIN

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Sharkenstein
Titolo originale:Sharkenstein
Dati:Anno: 2016Genere: animali assassini (colore)
Regia:Mark Polonia
Cast:Greta Volkova, James Carolus, Titus Himmelberger, Jeff Kirkendall, Ken Van Sant, Yolie Canales, Kathryn Sue Young, Steve Diasparra
Visite:139
M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 29/1/17 DAL DAVINOTTI
Suonava bene e l'han fatto... Tanto che ci vuole, a questi livelli, per mescolare un po' di Frankenstein col solito squalo maltrattato? Ormai s'Ŕ capito che il titolo conta pi¨ del resto, in questi casi. Siamo infatti nel semi-amatoriale, con un mostro disegnato e animato come nemmeno Harryhausen avrebbe avuto il coraggio di proporre pi¨ di mezzo secolo fa. Lo sharkenstein del titolo, creato in laboratorio dal pi¨ tipico dei mad doctor (Kirkendall), Ŕ una specie di pupazzotto rabberciato di plastica blu privo di ogni tridimensionalitÓ, mosso che pare quasi a mano sullo schermo e rigido come uno stoccafisso; quando Ŕ in avvicinamento mostra una pinna con cicatrice che nessuno si Ŕ minimamente preoccupato di far interagire con le immagini filmate, giusto un disegno spiaccicato sui fotogrammi che si sposta con le sue belle ondine dietro. GiÓ cosý, insomma, Ŕ pi¨ un cartoon che altro; ma Ŕ quando il nostro sharkenstein si trasforma che si arriva a capire con quale sfrontatezza gli autori abbian curato gli effetti speciali! Ad un certo punto, infatti, il terribile squalo bluastro e grassoccio, incrocio di pi¨ specie assassine diverse al quale sono stati innestati cuore e cervello del mostro di Frankenstein (!), salta su un pontile e colpito da un fulmine a ciel sereno si trasforma in godzillesco mostro anfibio, che si dirige verso la vicina foresta a passo sicuro. Per sconfiggerlo dovranno intervenire gli abitanti del paese costiero in cui Ŕ ambientata la vicenda, i quali si armeranno di torce (persino il fuoco delle stesse Ŕ disegnato a computer!) e partiranno alla caccia del mostro. Insomma, si Ŕ cercato di innestare qualche idea chiave del romanzo di Mary Shelley (e dei film tratti da esso, citati in sequenza dalla sexy biondina con treccine che funge da protagonista, orgogliosa cinefila) per rendere originale in qualche modo la solita incursione cialtrona nell'inflazionato filone shark; puntando poi per la realizzazione conseguente al baracconesco plateale e finendo con lo sconfinare quasi nei territori delle vecchie animazioni di pongo d'un tempo (in veritÓ molto pi¨ creative e dignitose). Ma con cosa avessimo a che fare lo si era capito fin da subito, da un prologo in cui dei nazisti accoppano un presunto dr. Frankenstein per sequestrargli il materiale di lavoro. Il mad doctor che vediamo apparire ai giorni nostri ne Ŕ l'erede (con tanto di svastica appesa), che al grido di ôKill, my friend!ö lancia la sua diabolica creatura rattoppata all'attacco dei bagnanti o di chi passeggia sulla riva. La prima vittima Ŕ una ragazza che in spiaggia si piega in avanti per raccogliere qualcosa: alle sue spalle arriva sparato lo sharkenstein che se la mangia. Ah, beninteso: ogni attacco si risolve con un primo piano della bocca del nostro e una spruzzata di sangue rosso vivo tutt'attorno... Quando arrivano alla baia di Katzman Cove la biondina con occhiali e treccine (Volkova) e due suoi amici (uno dei quali sghignazza pi¨ volte spudoratamente senza che nessuno s'azzardi a girare un secondo ciak) qualche vittima c'Ŕ giÓ stata (il solito pescatore di cui si ritrovano solo le scarpe coi piedi dentro), ma l'importante Ŕ che i nostri capiscano che qualcosa non va e che partano le indagini con l'aiuto di un guardiacoste, il quale se non altro piazza subito i cartelli coi divieti di nuoto (evidentemente non c'erano i soldi per immaginare attacchi alle masse di bagnanti). Nel finale al "mulino" lingue di fuoco digitale si mangiano la scena prima di chiudere con un ultimo salto inatteso fuori dall'acqua di un nuovo sharkenstein che Ŕ come se ci facesse l'occhiolino: rieccomi pronto, ragazzi, serve un sequel?
il DAVINOTTI