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• ICE SHARKS

M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 13/1/17 DAL DAVINOTTI
Non si può dire fosse cominciato male: l'ambientazione nel gelo dell'isola di Ross, posizionata in pieno Antartico a sud dell'Australia, offre scenari mozzafiato. Alla stazione Oasis si studia lo scioglimento avanzato dei ghiacci ma qualcuno, poco distante, muore aggredito da un branco di squali che lo trascina sott'acqua con tutti i suoi husky! All'Oasis sono chiamati a verificare cos'è accaduto e una volta lì non ci mettono molto a capirlo. Anche perché gli squali saltan fuori di nuovo e a momenti sbranano pure uno dei due soccorritori in una scena sorprendentemente tesa e promettente. Anche un altro componente della stazione, uscito per dei rilevamenti, si ritrova smozzicato da un pescecane spuntato da un buco scavato nel ghiaccio sottile! E nemmeno all'Oasis stan troppo bene: accerchiati da un branco di squali che a colpi di pinna recidono i blocchi intorno alla base, i nostri si ritrovano presto in condizioni terrificanti, con l'intera stazione che affonda... Fin qui il film trovava il suo perché: non negli effetti speciali, che sono il solito concentrato di computergrafica da tvmovie di scarse speranze ma nelle scenografie insolite, nei paesaggi in cui questi greenland shark – liberati dopo millenni di ibernazione grazie al riscaldamento globale – si muovono emergendo di rado ma con veemenza inusitata. Poi però l'azione si sposta all'interno della stazione sommersa e il film diventa il solito verboso susseguirsi di dialoghi articolati sulle diverse ipotesi di fuga. La scarsa incisività del cast emerge inevitabilmente e con essa la banalità della sceneggiatura, costretta a inventarsi qualcosa per costringere i nostri eroi a sopravvivere quel tanto che basta in attesa di soccorsi che prima o poi – ci si immagina – arriveranno (anche se prevedibilmente la radio è la prima cosa a distruggersi, altrimenti diventava tutto troppo facile). Qualche discreta ripresa subacquea, sortite in muta tra squali piuttosto addormentati che non riescono a spaventare nemmeno per un attimo... Il tutto si trasforma insomma in un survivor-movie dove i temibili predatori fanno soprattutto da spettatori interessati, arricchendo gli esterni della stazione ancorata sul fondo dell'oceano antartico. Volti tesi, facce da duro, sfide ideali alla crudeltà del fato e sparuti allagamenti. La seconda parte di ICE SHARKS diventa lentamente sempre più inguardabile fino allo spassoso finale, con un grosso pescecane incastrato tra le lamiere e un altro che vaga con la bocca illuminata di rosso perché ci han sparato dentro un razzo di segnalazione! Blande carneficine, attacchi "plastificati", sangue spruzzato dove capita... Come buttar via una bella idea; colpa del regista Emile Edwin Smith, che s'è scritto tutto da solo. Canonicamente bella la magrissima Jenna Parker, eroina standard costretta a passare buona parte del tempo col microfono della radio a corto raggio in mano a ripetere richieste d'aiuto.
il DAVINOTTI