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QUEL FANTASMA DI MIO MARITO

M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 10/10/16 DAL DAVINOTTI
Avventure di Gianni Alberti (Chiari), giornalista un po' fesso e ingenuotto, e della sua adorabile mogliettina Vivia (Saint-Michel), che si licenzia dall'atelier dove lavora per aprirne uno in proprio con sede nell'appartamento in cui vive col marito. Lui nel frattempo rischia il posto alla Gazzetta di Roma per non esser riuscito a intervistare la donna di un assassino pur avendola accompagnata in auto mentre la allontanava dai reporter che la assediavano. Un ménage matrimoniale piuttosto insignificante che ha una svolta quando lui accetta (su pressione della moglie) di essere spedito come inviato in Palestina a raccontare la guerra. Il piano sarebbe di fingersi morto lì per attrarre l'attenzione dei media e fare un po' di pubblicità a lui e a Vivia per poi tornare raccontando le sue eroiche vicissitudini. Ma càpita che il poveretto ci resta secco davvero tornando sì dalla moglie, ma in forma di fantasma. Dura farle capire che non tutto è andato come previsto... Qui però siamo già molto oltre la metà film, perché prima la storia si invischia nel rapporto dei due protagonisti col direttore della Gazzetta e altri personaggi che ruotano loro intorno, poi si trasferirce in una Palestina molto... italiana (i cartelli son tradotti nella nostra lingua, che tutti parlano senza problemi...), di cui non si vede nulla salvo qualche interno e una sorta di finto deserto con la città in lontananza. In terra africana Gianni conoscerà un califfo napoletano (con cui pasteggerà a maccheroni e ragù) e finirà al centro di gag non certo esaltanti... Commedia piuttosto singolare nell'impostazione, la cui componente comica è appannaggio di un Walter Chiari tutto smorfie e mossette, decisamente poco divertente nonostante i chiari tentativi in senso contrario. Completamente in balia della spigliata mogliettina, Gianni fa quel che lei dice acquistando dignità solo quando passa alla dimensione ultraterrena, in cui finalmente placa la sua inesausta verbosità per mostrarsi saggio e comprensivo. Ma è troppo tardi e perdipiù il colpo di scena finale diventa esageratamente indirizzato verso l'happy ending a ogni costo. Parte importante ma risolta banalmente per Carlo Rizzo nel ruolo del direttore della Gazzetta con un debole per la bella Vivia ed esordio non accreditato per Bud Spencer, notato dal regista Mastrocinque mentre stavano per girare la scena in piscina (dove l'allora nuotatore Carlo Pedersoli si allenava): gli fece salvare la Saint-Michel regalandogli pure un bel primo piano mentre porta la donna svenuta in braccio (con tanto di veloce sguardo in macchina!). Nel complesso si ride poco e l'allora venticinquenne Walter Chiari non sembra poter reggere sulle sue spalle un ruolo così centrale: caricaturale, costantemente sopra le righe, privo di sfumature almeno fino alla sua ricomparsa da fantasma, non fa un gran servizio a un film comunque scritto perdendo troppo tempo prima di entrare nel vivo dell'azione.
il DAVINOTTI