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ROBOSHARK

M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 10/6/16 DAL DAVINOTTI
Questa volta il modello a cui guardare (a grandi linee, ben s'intende) è il ROBOCOP di Verhoeven. La creatura metà squalo e metà robot non è qui però creazione umana quanto piuttosto aliena, originata dal fatto che un grosso pescecane s'è mangiato una piccola sfera di provenienza extraterrestre precipitata nell'oceano: trasformatosi all'istante in una perfetta macchina da guerra (con risibili effetti speciali più degni d'un videogame), Roboshark s'infila nelle fogne di Seattle (ma la co-produzione bulgara provvede a gran parte delle location finto-americane) e comincia a terrorizzare la metropoli emergendo dalla pavimentazione stradale e divorando chi gli capita a tiro. Lo osserviamo ad esempio irrompere in un bar, in un centro commerciale o far esplodere un gigantesco deposito di escrementi in una scena di rara raffinatezza (con tutti a turarsi il naso...). Ma siamo solo all'inizio di quelle che ormai sono diventate gare a chi la spara più grossa alla continua ricerca del paradosso, con la conseguenza che non esistono sangue, tensione, un briciolo di drammaticità... tutto è volto esclusivamente a soddisfare la bramosia trash dello spettatore. Naturalmente poi non possono mancare i riferimenti alla nuova generazione dei social: il video in cui Roboshark esordiva sbranando un idrovolante in pieno ammaraggio già sui titoli di testa diventa virale e il fenomeno di dominio pubblico. Il mondo intero si scambia messaggini e "like" in tema, le tv s'interessano immediatamente alla cosa e schierano sul campo l'eroina di turno, presentatrice di un programma meteo ritrovatasi per coincidenza al centro dell'azione assieme a suo marito, impiegato al controllo della rete fognaria cittadina. Ed è la loro giovane figlia a scoprire che - attenzione! - il robosqualo comunica via Twitter e anzi, è addirittura un di lei follower! Si sfora insomma abbondantemente nel surreale proprio quando la creatura prende a sparar razzi in piscina fino a proiettarsi in cielo a intercettare un bombardiere in volo chiamato lì per sganciare un ordigno nucleare sul mostro (un'altra Hiroshima in pieni Stati Uniti? Ma sì, chissenefrega...). E se a sorpresa invece Roboshark - le cui striature colorate elettronicamente (rosse quando è infuriato, verdi quando si tranquillizza) fan venire in mente il vecchio TRON - non fosse nemmeno così malvagio come sembra? La ragazza infatti gli si avvicina e lo accarezza... mica come Bill Glates in persona (almeno il pudore di aggiungere una "L"), convenuto a Seattle per combattere il mostro e deciso a farlo innestandogli un virus cibernetico nel sistema manco avesse di fronte l'astronave madre di INDEPENDENCE DAY (film al quale si guarda anche nel finale, che prevede la distruzione del celebre "Space Needle", la torre simbolo della città, da far cadere addosso al mostro che si dimena nel parco sottostante). C'è di tutto, in questa coproduzione bulgaro-canadese dai chiari intenti parodistici, figlia come tante del successo di SHARKNADO. Mancano però una regia decente, un cast accettabile, effetti speciali che diano un minimo di dignità a un minestrone televisivo senza capo né coda, in cui chi appena può sale sopra le righe perché tanto a sovrintendere pare non ci sia nessuno... Innegabile che qualche gag del tutto fuori di testa funzioni pure ma, come diceva De Andrè, ci vuole tanto, tanto coraggio...
il DAVINOTTI