Cerca per genere
Attori/registi più presenti

PISO PISELLO

M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: N° COMMENTI PRESENTI: 3
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 22/10/12 DAL BENEMERITO KANON POI DAVINOTTATO IL GIORNO 2/1/18
Oliviero (Porro) ha dodici anni ed Ŕ figlio di una coppia di ex sessantottini ritrovatasi con nulla in mano: lui (Haber), pittore in disgrazia, vive coi soldi che gli passa mensilmente il padre dentista, lei (D'Obici) ha da tempo abbadonato ogni speranza di poter fare qualcosa di costruttivo. Del figlio poco si occupano (giusto lo stretto necessario) e quando questi un giorno coosce in casa una straniera (Gadsden) amica dei genitori che pare avere delle simpatie per lui, ci finisce a letto (!) col risultato di metterla incinta (!!). La mamma di Oliviero spinge per l'aborto, ma la strana coppia decide invece di tenere il bambino. Nasce cosý il piccolo Cristiano detto "Pisello" (Peraboni). Non passa per˛ molto tempo prima che la donna riparta per il suo paese e chi s'Ŕ visto s'Ŕ visto, con Oliviero che si ritrova a crescere il figlio praticamente da solo. Il tutto Ŕ raccontato con inevitabili toni favolistici che smorzano ovviamente ogni componente legata al sesso lasciando come traccia solo un paio di nudi (uno integrale) della formosa straniera, flebile testimonianza di un rapporto difficile da credere. D'altra parte anche l'assoluta inanitÓ dei due freschi nonni sembra voler spingere sul versante surreale, con esiti non sempre felici. Haber mostra un'evidente incapacitÓ nell'educare il figlio al punto che i ruoli sembrano invertirsi: chi si addossa il peso delle scelte, chi cerca di trovare una collocazione all'interno della societÓ accettandone le regole pronto a trovarsi un lavoro per sostenere a dovere il proprio figlio Ŕ Oliviero, non certo suo padre. L'accusa di Del Monte a un'intera generazione (o meglio a una parte di essa) Ŕ evidente e mai assolutoria, nonostante un'ultima parte in cui una riconciliazione ideale si tenta. Invece il circo di personaggi che si succedono grotteschi sulla strada di Oliviero (da Leopoldo Trieste barbone che parla con gli animali dello zoo all'infelice gestore del luna park in disarmo interpretato da Eros Pagni) ricordano pi¨ da vicino un'impostazione da favola collodiana e conducono al lungo finale in cui pi¨ vorrebbe affacciarsi una certa poesia bucolica in contrasto alla vita "adulta" e disillusa della metropoli milanese. Del Monte gioca a fondo la carta ruffiana della tenerezza lasciando che il piccolo Peraboni (ripreso da quando ha 4 anni, con suo padre cresciuto quindi fino a 16) si prenda la scena con le sue dolci proteste da bimbo comunque educato e gentile confezionando un film tendenzialmente dedicato ai pi¨ giovani (almeno a non volerci leggere troppi messaggi) ma che non trova modo di brillare, senza personaggi di contorno che sappiano rendersi interessanti, un Haber spaesato (quantunque talvolta divertente nei suoi cinici dialoghi col figlio), una D'Obici nella norma e un Porro in evidente affanno recitativo. Mazzarella (solo un cameo) Ŕ il "palo" professionista, incontrato una sera in un locale dalla bizzarra coppia di minorenni in fuga.
il DAVINOTTI

Clicca sul nome dei commentatori per leggere la loro dissertazione

ORDINA COMMENTI PER:

Fauno 21/3/16 18:42 - 1648 commenti

Pi¨ credibile come favola che come film, tanto che la paternitÓ di un tredicenne Ŕ perfino l'assurditÓ pi¨ credibile. Sono le reazioni dei nonni e della madre a lasciare esterrefatti, come tutti quei personaggi strambi incontrati sulla strada; e in effetti questo Ŕ un film senza fissa dimora, ove vagabondaggio, improvvisazione e poca responsabilitÓ sono elette o perlomeno accreditate come arte. Tanto che alla fine il primo a stancarsene Ŕ l'adolescente-padre, che accetta di dover crescere non pi¨ degli altri, ma al posto degli altri.

• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Ci manca solo che per mangiare dobbiamo imitare gli animali allo zoo e farci allungare le banane...
I gusti di Fauno (Drammatico - Poliziesco - Thriller)

Tomastich 30/1/14 13:24 - 1168 commenti

Favola surreale come raramente se ne sono viste in Italia; merito del maestro Peter Del Monte, che assegna ai bambini ruoli positivi e agli adulti ruoli negativi. Film anti-sessantottino per eccellenza: la morale che ne scaturisce Ŕ che chi ha impegnato i propri anni per chimere politiche ha solo perso tempo a discapito dei figli, pi¨ avanzati ed emancipati dei propri genitori. Naturalmente tutto Ŕ da leggere con il filtro del rovesciamento, resta tuttavia un pezzo di cinema (e di Milano) da riscoprire.
I gusti di Tomastich (Animali assassini - Horror - Thriller)

Kanon 22/10/12 23:30 - 565 commenti

Sgangherata e surreale favola metropolitana all'incovercio, in cui gli adulti sono per la maggior parte da buttar a mare, privi di bussola e di contro i ragazzi son giÓ tutti d'un pezzo. Un Voltati Eugenio (anche qui musica Carpi) polarizzato e pi¨ pragmatico che purtroppo esaurisce molto (ma non tutto) del suo appeal nella prima ora. Simpatici i confronti generazionali genitori vs figlio e tenerissimo davvero il piccolo Peraboni. Pagni, con baffi e sopracciglia posticce, pare Sal Borgese.

• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: L'ex '68ino Haber tenta di far capire al figlio l'importanza del contestare gli insegnanti.
I gusti di Kanon (Commedia - Fantascienza - Thriller)