Il bel romanzo di Dostoevskij diventa opera teatrale in forma di monologo, con un solo personaggio (incarnato dal bravo Paolo Mazzarelli) a raccontare la storia di una “malattia”. Impresa azzardata? Forse, ma la “scommessa” (per adeguarsi al tema dell’opera) è vinta abbastanza agevolmente. Merito non solo della saggia scelta di dargli una breve durata (appena 90 minuti) ma anche di una riscrittura del testo abbastanza snella e veloce che non annoia lo spettatore, riuscendolo anche ad interessare e coinvolgere adeguatamente. Vincente.
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