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LA POLINESIA è SOTTO CASA

M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 25/12/10 DAL DAVINOTTI
Nonostante una locandina che sembra colorata e montata esattamente come quelle dei famigerati cinepanettoni, LA POLINESIA E’ SOTTO CASA nulla ha a che spartire con le commedie comiche di De Sica & co. E’ semplicemente la storia di un giovane manager (Gianluca D'Ercole) con trascorsi da surfista dilettante che arriva al limite della sopportazione in un mondo in cui tutto sembra girare intorno alla sua carriera lavorativa. La fidanzata tenta di introdurlo ad ogni costo nella mondanità che conta, lo suocero gli suggerisce cosa fare per avanzare in società e lui, indubbiamente dotato e intelligente, diventa un embrione di tycoon stimato da colleghi e padroni. Ogni cosa pare insomma volgere al meglio quando però è lui stesso a capire che per la carriera sta trascurando del tutto la sua vita e i suoi veri interessi. Così, quando due ragazzi arrivano nella sua azienda per vendere un negozio di surf che non rende quanto dovrebbe, in testa gli si accende qualcosa e la direzione del film cambia. Decisioni non facili, il riavvicinarsi di una vecchia fiamma e il ritorno all’amata tavola e la svolta è compiuta. Non serve andare fino in Polinesia per cavalcare le onde perché la Polinesia è, proprio come suggerisce il titolo, sotto casa. Nessuna trasferta esotica quindi, niente palme o caotiche vacanze, solo un salto alla spiaggia vicina armati di buoni propositi: la vita d’improvviso si riaccende, torna l’entusiasmo e cominciano gli attriti con la fidanzata, che lo giudica una specie di bamboccio. Centrato molto sulla buona espressività del suo protagonista, sulla misura e il desiderio di voler raccontare una storia senza mai salire sopra le righe, il film di Saverio Smeriglio e Andrea Goroni sa essere gradevole e sfrutta bene la buona vena del cast. Non si ride affatto, non è nemmeno una vera commedia e quindi chi è stato attratto da una locandina fuorviante ci pensi bene. Questa è la storia di Stefano Redi, ragazzo come tanti, con un sogno realizzabile sufficiente a distrarre dallo stress di una vita non facile per nessuno, a certi livelli. Esemplare nella sua filosofia spicciola, nella sua facile morale, nell’ingenuità con cui viene gestita la prevedibile seconda parte tra surf, onde e amici, il film trova proprio nella sua semplicità e nel realismo con cui la si affronta un punto di forza. Non c’è bisogno di stupire né di inventarsi chissà quali imprevedibili colpi di scena (uno c’è, ma è subdolamente “falso” e in linea con la blanda spiritosaggine del personaggio al quale lo si deve). Se insomma non vi scandalizzate per la banalità dell’insieme e apprezzate chi sa raccontare con un certo garbo storie di tutti i giorni, potreste anche gradire. Regia è spigliata e dialoghi accettabili.
il DAVINOTTI