il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

DANIELA GIORDANO
l'intervista
ENTRA
339536 commenti | 64201 titoli | 25478 Location | 12661 Volti

Streaming: pagine dedicate

Location Zone

  • Film: Facciamo paradiso (1995)
  • Luogo del film: La cascina di proprietà dei genitori a Parrella sull' Adige, in cui viene battezzata, lontano da occ
  • Luogo reale: Cascina Cassinetta, Sp30, Rosate, Milano
VEDI
  • Film: Lubo (2023)
  • Luogo del film: L'abitazione di Elsa (Besedes)
  • Luogo reale: Pfungen: Villa Schlosshalde, Dorfstrasse 14, Svizzera, Estero
VEDI
  CINEPROSPETTIVE

ULTIMI VOLTI INSERITITUTTI I VOLTI

  • Guido De Benedetto

    Guido De Benedetto

  • Ivica Pajer

    Ivica Pajer

Nella pagina che si apre cliccando qui sono catalogati migliaia di volti di attori legati direttamente o marginalmente al cinema italiano, ognuno con nome e filmografia (davinottica e non). La pagina (e conseguentemente le schede dei film) sono costantemente aggiornate con nuove introduzioni.

ULTIMI COMMENTI

Commento di: Pinhead80
In poco meno di due minuti la regista cerca di raccontare la storia di Faust. Impresa titanica e quindi inevitabilmente inconcludente che si esplica in tutta una serie vorticosa di scene fatte di apparizioni e sparizioni dal ritmo (quello sì) indiavolato ma assolutamente incomprensibili al pubblico. In definitiva, pur essendo evidente l'impegno e la voglia di meravigliare della Guy, l'opera appare estremamente ostica e la storia non si riesce proprio a comprendere. Gli effetti utilizzati ricordano tantissimo il cinema di Méliès ma al di là di quello il corto rimane poca cosa.
Suzume (2022) di Makoto Shinkai con (animazione)
Commento di: Galbo
Una lotta contro forze oscure che si accaniscono contro l’ambiente provocando terremoti devastanti, che ha per protagonisti due giovani. Il film di Shinkai è concettualmente affascinante nello spiegare il passato dei due protagonisti e le loro motivazioni, che risalgono al loro passato, così come intriga il loro viaggio all’interno di un Giappone suggestivo, dalle metropoli agli angoli più remoti. Impeccabili la grafica e bellissimi gli sfondi, veri e propri quadri animati in cui perdersi.
Commento di: Pinhead80
Ancora una volta Pascal Laugier dimostra di saper creare atmosfere veramente inquietanti all'interno dei propri film, trasformando inoltre i corpi delle sue protagoniste in veri e propri campi di battaglia della sofferenza. L'inizio è folgorante e inaspettato e spinge subito sul pedale dell'acceleratore, ma anche il resto del film non è da meno e si viene piacevolmente disorientati dal procedere degli avvenimenti. La tecnica del jumpscare viene utilizzata a profusione, ma sempre in maniera pertinente. I cattivi sono davvero disgustosi e indecifrabili sotto ogni aspetto.
Commento di: Anthonyvm
Alcuni membri del Real Murders Club vengono coinvolti in brutali omicidi ispirati a delitti passati (e realmente accaduti, per il "piacere" citazionistico degli appassionati di true crime); ovviamente Roe si metterà a indagare. Secondo caso per la bibliotecaria detective, sempre vivacemente interpretata da Cameron Bure: senza più la necessità di troppi preamboli presentativi, ci si può concentrare maggiormente sull'intrico giallo, stuzzicante anche se un po' ostico da seguire per il gran numero di nomi e sospettati da tenere a mente. Godibile, seppur con qualche smanceria in eccesso.
Commento di: Markus
Gangster-movie a tutti gli effetti, con una storia coinvolgente di denari e sangue nell’appariscente panorama di Miami. De Palma è palesemente nel suo periodo più ispirato: gioca bene le sue carte, a partire dalla scelta del protagonista Al Pacino nel ruolo forse della vita; in lui, quello che un uomo non dovrebbe essere ma che al cinema funziona molto bene. Pecca della durata: tre ore sono eccessive e si vede; un'ora in meno avrebbe giovato alla pellicola senza intaccare affatto il messaggio. Nel complesso un po' invecchiato per via di vizi e vezzi degli Anni '80.
Commento di: Nicola81
Thriller che riserva i suoi momenti di maggior tensione nell'incipit e nel finale ma che globalmente fatica a creare coinvolgimento, anche se gli spunti interessanti (la legittima difesa, il senso di colpa, la vendetta, l'invadenza dei media) sulla carta non mancherebbero. Keller dirige bene dal punto di vista tecnico, ma non affonda il colpo quando potrebbe, né lo aiuta particolarmente la prova piuttosto anonimia del cast. Di gran pregio, invece, la confezione, con un bel bianco e nero di Russell Metty e le ficcanti musiche di Henry Mancini.

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

Il titolo dice molto: gli uomini restano ai margini; gli unici ad avere una parte appena significativa sono il vicino veterinario (Williams) e due delle star dell'Avanzi di allora, Corrado Guzzanti e Stefano Masciarelli; per il resto, nella casa di campagna di Beatrice (Garello), trovano posto solo le sue due amiche Laura (Scaffidi) e Fiammetta (Maneri) giunte lì in visita con le relative figlie. Queste ultime, raggiunto il figlio (Gensini) di Beatrice, ne constatano subito il carattere un po' da sbruffone quando il ragazzino mostra loro i muscoli chiedendo di farsi chiamare Schwarzy...Leggi tutto in onore al grande divo del cinema di quegli anni.

Se da una parte, quindi, i tre bambini se ne vanno da soli per i vicini campi facendo reciproca conoscenza, dall'altra le tre amiche si confessano i rispettivi problemi sentimentali: Beatrice è vedova da tempo, Fiammetta ha appena beccato il marito (Masciarelli) con Patrizia (Berni), una bonona tutta curve, Laura è separata dal suo uomo (Scalera) ma ne è ancora innamorata.

Tra un pasto salutista e l'altro (Beatrice è vegetariana e prepara papponi e zuppe lasciando abbastanza perplesse le altre due), le donne affrontano i loro problemi pensando soprattutto a consolare Fiametta, il cui dramma è fresco e rinnovato a sorpresa dall'arrivo al casolare proprio della bella modella con cui aveva sorpreso il marito. E' venuta, dice, per parlare con Fiammetta, che non conosce, ma l'interessata non pare assolutamente intenzionata ad ascoltarla, convinta che sia solo una donnaccia da evitare. La poveretta sembra invece una ragazza semplice, giunta lì insieme a un coatto terrificante (Guzzanti) che sbraita in totale spregio all’educazione.

E’ proprio l'entrata in scena di un Guzzanti piuttosto in forma e disgustosamente berciante a vivacizzare l'unica fase in cui il film mostra una timida accelerazione azzeccando qualche gag. Pur in amichevole partecipazione e presente in scena per soli venti minuti (entra e se ne va insieme alla Berni), il simpatico comico lascia il segno ricordandoci quanto fosse al tempo una vera forza della natura. Verrà nel film "sostituito" poco dopo da Masciarelli, che raggiunge a sua volta il casolare tentando di riappacificarsi con la moglie, ammorbidita dalle sorprendenti rivelazioni di Patrizia.

La regia dal tocco molto femminile di Martina D'Anna cerca di tenere in piedi una sceneggiatura (di Federica Martino) non proprio esemplare e lo fa senza infamia e senza lode, ottenendo un film che non fa male a nessuno, non sgradevole ma inoffensivo, ben poco significativo anche nella figura del padre (Williams) di un quarto ragazzino che abita nei pressi e che gli altri tre scambiano per un extraterrestre per via della grossa cuffia con antenne che tiene in testa. L’uomo si avvicina con un sorriso costantemente stampato in volto a Beatrice e la invita a vedere al cinema l'ultimo film di Woody Allen (OMBRE E NEBBIA, date d’uscita alla mano), ma i dialoghi tra i due non decollano mai...

Le musiche placide e il clima campagnolo caratterizzano il film, i bimbi risultano meno antipatici e più spontanei del previsto, per quanto tocchino loro frasi modeste e si dilettino a preparare un afrodisiaco fatto in casa per avvicinare Beatrice e il veterinario ("Schwarzy" vuole un nuovo padre ad ogni costo...), ma nel complesso è difficile lasciarsi coinvolgere da un'opera piuttosto fredda e che a tratti ricorda un po' troppo certe fiction televisive.

Chiudi
Per girare un film intero nello stesso ambiente ci vuole una sceneggiatura di ferro, figurarsi per comporre una serie in sei puntate! E infatti l'operazione si fa presto faticosa da seguire, anche per colpa del solito rimpallo tra presente e passato complicato da rimbalzi ulteriori che rimescolano il racconto della superstite di una disgrazia. Questa è Maggie Mitchell (O'Donnelly), giovane medico parte della spedizione che avrebbe dovuto trascorrere i sei mesi invernali all'interno della stazione Polaris VI in Antartide per alcune ricerche a quanto pare non rinviabili. Qualcosa...Leggi tutto però va storto, e Johan Berg (Willaume), il marito di Annika (Bach), ricercatrice che aveva scelto di rimanere alla Polaris, fa ritorno in anticipo con una squadra perché da troppo tempo non aveva notizie della moglie.

Infatti, una volta entrati nella Polaris VI, i nostri hanno una brutta sorpresa: cadaveri in quantità e Annika che non si trova da nessuna parte. Dov'è finita? E soprattutto: cos'è successo lì dentro? Pagato il doveroso tributo a Carpenter col gruppo a seguire in tv LA COSA, la serie prende il vero avvio quando Maggie sbuca fuori, urlando, dal mobiletto entro cui si era nascosta. E' sotto shock, ma quando si riprende comincia subito a raccontare. Quello che rivivrà in flashback sarà quello che noi stessi andremo a scoprire passo dopo passo, anche con l'aiuto di un secondo superstite, Arthur Wilde (Lynch), uno scienziato dall'aria un po' losca che mette subito in cattiva luce la povera Maggie insinuando come lei non sia quello che dice di essere. Poco conta però, perché per il momento è bene fare ordine su quanto è accaduto, notando come si inneschi un meccanismo alla "Dieci piccoli indiani" con un presunto colpevole nascosto tra gli ospiti della stazione che cominciano a morire uno dopo l'altro. Non si tratta tuttavia di misteriosi delitti ma, a quanto pare, quasi sempre l’opera di una mano ben visibile.

All'interno dei flashback rivissuti grazie alla memoria di Maggie ne partono poi a sorpresa di ulteriori che riguardano la spedizione precedente in una differente stazione, la Polaris V, durante la quale si era registrata la morte di uno dei componenti, tale Sarah Jackson (Wehrly), in circostanze quantomeno sospette. L'interpolazione tra i due diversi periodi rischia di creare non poca confusione, ma è anche la testimonianza di un soggetto che, con una sceneggiatura più curata e un minimo di linearità, avrebbe potuto risultare molto più godibile.

Invece i particolari del tutto improbabili non si contano, così come improbabili appaiono certi personaggi (in primis il ricercatore, che oltre a non raccontare mai alcunché di relativo alle sue mansioni, ha una faccia che tutto si direbbe tranne quella di un uomo di scienza). E se non improbabile, anche il resto del cast non entusiasma: o sono figure del tutto anonime (Ramon, Aki, Rachel...) o antipatiche e stereotipate senza fantasia alcuna. Le banalità si sprecano e la gran quantità di riempitivi portano le prime puntate a concludersi con un nulla di fatto o quasi. Ci vuole un bel po' per ingranare e soprattutto per capire che sì, una storia dietro c'è e prevede anche un buon colpo di scena in coda. Ma andava sostenuta da una regia capace di smuovere meglio la palude in cui rischiano sempre di finire i film ad ambiente unico. Se non altro l'epilogo chiude senza portarci a pensare che siano necessarie ulteriori stagioni…

Chiudi
I tarocchi e l'horror si sposano bene da sempre: profezie, carte dall'appeal malefico, quei disegni così evocativi... Viene in mente l'incipit della CASA NERA di Craven, ma quante volte le ha viste passare sugli schermi, l’appassionato di genere: il matto, il giullare, l'impiccato, la morte... Figure sinistre che aspettavano solo la loro bella versione...Leggi tutto “live action”, pronte ad animarsi nel buio per spaventare i malcapitati di turno; che sono, ma guarda un po', i soliti giovinastri in vena di festeggiare dopo aver affittato semplicemente la villa sbagliata per farlo. Il prologo è ambientato lì dentro, e quando i ragazzacci han finito l'alcol ecco che cominciano a rovistare negli anfratti fino a trovarci il mazzo di carte maledetto. Che non sarà il Necronomicon ma il suo potere ce l'ha, e siccome nel gruppo non poteva mancare l'appassionata di astrologia, ecco che l'unione tra tarocchi e oroscopi sprigiona la miscela infernale.

Haley (Slater) siede sul pavimento e comincia a fare la carte a ognuno dei suoi amici: parte dal loro segno zodiacale e lo incrocia con le figure estratte per declamare una fosca predizione da interpretare e che - ma va? - anticipa quello che a ognuno di loro capiterà nel prosieguo; altrimenti non si vedrebbe proprio, il motivo di tediarci con verbosi vaticini che paiono interminabili…

Partono i titoli di testa (ben in ritardo) e si comincia. Come? Indovinate un po'... La prima vittima designata sale in soffitta da una scala a pioli e nel buio zac... si piglia una coltellata in faccia; o qualcosa di simile perché nell'oscurità ben poco si capisce: sarà un po' il desolante leitmotiv del film, il buio quasi costante nei momenti chiave. Lo splatter si rivela assai scarso, per nulla fantasioso (e in questo ci si allontana molto dalla matrice eighties che sembrava il punto di partenza fin dalla "Things Can Only Get Better" di Howard Jones di poco prima) e l’attenzione si rivolge soprattutto alla messa in scena dei delitti. Per fortuna qualche idea discreta salta fuori, anche se certo non nuova (si veda l'oscurità che avanza progressivamente nei tunnel della metropolitana), e insomma... con un po' di mestiere in regia qualcosa si salva.

Di fronte a personaggi tanto vuoti, tuttavia, a dialoghi tanto odiosamente impostati senza un briciolo di voglia di uscire dai canoni della serie B più becera... le braccia cascano spesso. L'antipatia suscitata da caratterizzazioni figlie di un frustrato desiderio di apparire brillanti (si veda il nerd sovrappeso e logorroico interpretato da Jacob Batalon) non aiutano a seguire un film che invece come ritmi si autososterrebbe decentemente. Né lo fanno i mostri dei tarocchi, quasi sempre nascosti nel buio, presenze che nemmeno i soliti jumpscare in sequenza riescono a rendere spaventosi.

Spenser Cohen e Anna Halberg, che oltre a dirigere e produrre si scrivono pure la sceneggiatura a partire dal romanzo di Nicholas Adams (e ci si chiede come possa esistere davvero un romanzo, considerando la pochezza della storia), sfruttano i meccanismi del genere per dar vita a un horror che più telefonato non potrebbe essere. E quando i nostri si ritrovano a pensare che gli autori dei delitti potrebbero nascondersi tra loro in un immotivato, risibile rigurgito christieiano, ci si chiede se non ci si trovi nel bel mezzo di una parodia, suggerita anche da un poliziotto che ciancia di suicidi di fronte a delitti con tutta evidenza impossibili da catalogare come tali. All'apparire dell'esperta di tarocchi stregati (Fouèrè), cui spetta il compito di estenuarci con l'inutile storiella del mazzo maledetto, intuiamo che non si vuole tralasciare neanche un luogo comune; quindi cosa resta? Un po' di fumo negli occhi, come l'agguato stile illusionista con la ragazza nella cassa da segare in due... Troppo poco!

Chiudi

Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

SFOGLIA PER GENERE